Norme anti-Opa: meglio tardi che mai. Evitiamo che anche Parmalat parli straniero. Più tutela per l'agroalimentare italiano

Nessuno -sottolinea Politi- si è mai curato dell'esigenza di salvaguardare un sistema che da tempo ha assunto un ruolo strategico nell'apparato economico e finanziario del Paese.

23/mar/2011 16.00.35 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Norme anti-Opa: meglio tardi che mai. Evitiamo che anche
Parmalat parli straniero. Più tutela per l’agroalimentare italiano
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi: il decreto del governo arriva con colpevole ritardo. Il settore lattiero-caseario vive un momento di difficoltà. Servono garanzie e certezze per i nostri allevatori.
 
“Si chiudono le stalle dopo che i buoi sono scappati. Ma meglio tardi che mai”. Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi commenta il decreto legge approvato oggi dal Consiglio dei ministri che prevede, tra l’altro, l'obbligatorietà del parere preventivo in caso di Opa e la proroga a 180 giorni del termine per le assemblee societarie.
“Non sappiamo se questo provvedimento del governo potrà rimettere in gioco la vicenda Parmalat alle prese con la scalata dei francesi di Lactalis. Era, tuttavia, indispensabile -aggiunge Politi- intervenire. E questo vale in particolare per il settore agroalimentare, dove ormai si parla sempre meno italiano. Comunque, da qui a dire che il decreto potrà sbarrare la strada allo straniero conquistatore ce ne vuole. Bisogna attendere e soprattutto vigilare”.
“La nostra posizione sul caso Parmalat non è legata a logiche protezionistiche, ma solo all’esigenza -continua il presidente della Cia- di tutelare e valorizzare l’agroalimentare ‘made in Italy’ e, quindi, i nostri produttori agricoli che devono avere le opportune certezze, specialmente in un momento in cui le difficoltà crescono e rendono complicata l’attività imprenditoriale”.
“Purtroppo, in questi ultimi anni abbiamo assistito a continue scalate nel settore e questo ha avuto effetti non marginali sull’agricoltura. Nessuno -sottolinea Politi- si è mai curato dell’esigenza di salvaguardare un sistema che da tempo ha assunto un ruolo strategico nell’apparato economico e finanziario del Paese. Si è lasciato fare. Non ci sono state azioni adeguate. Solo oggi e con colpevole e grave ritardo ci si accorge delle conseguenze che una ‘non politica agroalimentare’ sta causando”.
“A questo punto nostro auspicio è che la Parmalat, dopo un faticoso risanamento, possa restare in mani italiane. Vediamo se il decreto è in grado di produrre frutti positivi. In questo modo -conclude il presidente della Cia- si possono dare reali garanzie ai nostri allevatori che hanno rapporti contrattuali con il gruppo di Collecchio, specie in una fase congiunturale in cui le imprese zootecniche fanno i conti con complessi problemi, a cominciare da onerosi costi produttivi e da prezzi non certo remunerativi”.
 
 
 

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