Giappone: nube non deve far paura, nessun rischio contaminazione sui nostri prodotti agroalimentari

Secondo la Cia sono da evitare comportamenti irrazionali che creano "l'effetto psicosi", a partire dal sushi.

24/mar/2011 13.32.46 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Giappone: nube non deve far paura, nessun rischio contaminazione sui nostri prodotti agroalimentari
 
Bene le rassicurazioni del ministro Fazio e di Cnr e Ispra. Secondo la Cia sono da evitare comportamenti irrazionali che creano “l’effetto psicosi”, a partire dal sushi. Anche perché quasi tutto il pesce crudo usato nei ristoranti giapponesi del Belpaese è locale.
 

        Bisogna evitare la psicosi collettiva: l’Italia non corre alcun rischio dall’arrivo della nube dal Giappone. I nostri prodotti agroalimentari sono al sicuro e non c’è nessun pericolo di contaminazione radioattiva. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito alla notizia della massa d’aria che dall’area di Fukushima si sta spostando sul resto del mondo e potrebbe arrivare anche in Europa.
        Come hanno già sottolineato il ministro della Salute Ferruccio Fazio e i ricercatori di Cnr e Ispra -spiega la Cia- non c’è nulla da temere sul fronte della sicurezza. Si tratta di normali masse d'aria che si spostano e che, nel caso raggiungessero effettivamente l'Italia, avrebbero un contenuto radioattivo insignificante. Questo vuol dire che non c’è alcun rischio per la salute e tantomeno un “rischio contaminazione” per i prodotti della nostra agricoltura. E’ importante ricordarlo, per evitare allarmi ingiustificati che potrebbero arrecare solo danni al settore primario.
        Allo stesso modo, oggi non c’è nessun pericolo sul sushi. La fuga dai ristoranti giapponesi e dal pesce crudo è assolutamente irrazionale -osserva la Cia- e questo perché il tonno o il salmone che ci vengono serviti in locali come i “sushi bar” sono praticamente nostrani. Piatti come il sashimi, infatti, hanno bisogno di prodotti freschissimi e quindi il pesce è solitamente quello locale. Al massimo viene dai paesi del Mediterraneo o, per quanto riguarda il salmone, dal Nord Europa.
        Ma il rischio è irrisorio anche sul fronte dell’import da Tokio: le importazioni alimentari dal Giappone all’Italia -aggiunge la Cia- sono quasi inesistenti, rappresentando appena lo 0,03 per cento dell’intero commercio agroalimentare in entrata dai paesi stranieri. Non solo. La Ue ha già esortato gli Stati membri a verificare con accurati controlli e verifiche l’import di cibi provenienti dal Sol Levante.
        Insomma, non c’è nulla di cui aver paura sul fronte alimentare -conclude la Cia-. Non bisogna scatenare emergenze ingiustificate e provocare “l’effetto psicosi”. In questo senso il passato deve insegnarci qualcosa: tra allarmi Bse, aviaria, diossina e mozzarella blu, il mondo agricolo italiano ha già contato perdite per oltre 5 miliardi di euro.

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