"Tra raccomandati e 'massimalisti' è difficile entrare nelle scuole di specializzazione o fare il medico di base"

31/mar/2011 17.29.24 SIMS Contatta l'autore

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Intervista a Martino Massimiliano Trapani,

Vicepresidente Nazionale Vicario del Segretariato Italiano Giovani Medici

www.giovanemedico.it


Oltre quattromila iscritti, corsi di formazione con un occhio all’estero. Il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), nato dalle robuste radici del Segretariato Italiano Medici e Specializzandi (S.I.M.S.), cresce ogni giorno affermandosi come un riferimento per i medici in formazione specialistica.

Ricco il calendario d’iniziative dell’associazione: formazione, occasioni di lavoro e perfezionamento in Italia ed all’Estero, accesso alla ricerca scientifica, con in più informazione e formazione sugli aspetti tecnico legislativi.

Il S.I.G.M. ha realizzato – spiega il Vice Presidente Vicario Martino Trapani - il primo “Manuale del Giovane Medico”, nel quale sono reperibili tutte le informazioni di riferimento per quanti si affacciano alla professione medica, la rivista sul web, “Capsula Eburnea”, che pubblica articoli scientifici originali su argomenti di medicina, biomedicina, biotecnologie mediche, scienze motorie e psicologia medica”, infine l’ultima arrivata  “Giovani Medici”, la rivista ideata e curata da un comitato redazionale, che si propone di dare voce ai giovani professionisti della salute in tema di formazione, inserimento professionale, futuro previdenziale, ricerca scientifica biomedica e politica sanitaria.

Presentata per la prima volta nel dicembre scorso a Napoli, in occasione del II ° Congresso Nazionale S.I.G.M., la rivista, attualmente con diffusione bimestrale, rappresenta un progetto unico ed innovativo in Italia con l’obiettivo di raccontare le numerose attività che caratterizzano la vita associativa del S.I.G.M. a livello nazionale, ma anche la sfaccettata realtà in cui vivono i giovani operatori del SSN, fra successi e aspirazioni, sconfitte e difficoltà.

Dottor Trapani com’è strutturata l’associazione?
L’assetto organizzativo del Segretariato, ramificato sul territorio in Sedi Provinciali, prevede un’articolazione in Dipartimenti, autonomi, ma coordinati da un direttivo parimenti rappresentativo delle differenti specificità. E abbiamo come riferimento la FNOMCeO e gli Ordini Provinciali dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri che sono per noi  modelli organizzativi ai quali ispirarci.

Trovare un’occupazione stabile dopo la laurea non è facile. Che cosa succede ad un giovane appena terminati gli studi?
Un giovane medico dopo l’abilitazione deve rimanere in standby per circa otto-nove mesi prima che venga pubblicato il concorso per la scuola di specializzazione. A tal proposito abbiamo chiesto che si organizzi un calendario preciso, proprio per evitare questi tempi morti che aggravano la situazione lavorativa dei medici neo-laureati così da non bloccare il percorso formativo del professionista.

Quali sono le scuole più ambite?

Come sempre accade ci sono scuole di specializzazione dove la domanda d’ingresso appare più elevata: radiologia, legale, cardiologia, oculistica, dermatologia, pediatria, ginecologia, neurologia sono solo alcune delle più richieste. inoltre per molte specialità se non ti laurei con 110 i professori stessi non ti danno nemmeno la tesi. In calo, invece, la domanda per la chirurgia dove i problemi legati al rischio medico-legale e ai turni massacranti stanno facendo da dissuasore per tanti giovani medici.

Certo che nel frattempo il giovane laureato non è più tanto giovane...
Infatti: dopo i 5/6 anni della scuola, ha ormai raggiunto i 30/31 anni se le cose vanno bene. Ma diciamo che la media tocca anche i 35 anni. Una volta finita la scuola di specializzazione arrivano altri problemi che riguardano non solo la questione formativa e organizzativa - molti di loro vengono utilizzati per tappare i buchi negli ospedali, visto che nelle piante organiche manca il personale e non si assume più -, ma soprattutto il collegamento col lavoro non è per niente facile e scontato.

Cioè?
Avere un contratto in un ospedale dal Lazio in giù è quasi impossibile a causa dei piani di rientro che bloccano ogni assunzione. A questo punto la soluzione è andare nel privato o continuare l’università aspirando a un dottorato di ricerca. Al Centro-Nord invece le cose vanno meglio: ci sono ancora concorsi a tempo determinato che facilitano l’immissione nel mondo del lavoro. Ma sono sempre di più coloro che vanno all’estero dove i contratti sono corretti e regolari con buone possibilità di retribuzione e carriera.

E per chi vuole fare il medico di base?
Si salta la scuola di specializzazione o si prova il concorso da specialista, se si è disoccupati e si opta per la formazione organizzata dalle regioni: sono corsi triennali dopo i quali si è abilitati a fare il medico di famiglia.

Ma anche qui le cose non sono facili.
Vero: occorre assicurarsi un pacchetto di assistiti. Ma i più giovani sono puntualmente bloccati dai medici che già operano sul territorio, visto che molti dopo diversi anni di professione non sono neanche massimalisti per via di un eccesso di medici del passato e così chiudono le porte ai neo medici di base. Anche in questo caso il settore andrebbe riorganizzato cercando di favorire l’ingresso di altri professionisti.

Che cosa chiedete al Governo?
Vogliamo che i ministeri competenti, Miur e Salute in primis, riorganizzino il sistema di assegnazione dei posti per le scuole di specializzazione e varino nuovi piani  formativi pre e  post laurea. Inoltre da venti anni le regioni non  hanno programmato nulla. è  importante rimodulare le esigenze del territorio in base alle carenze di figure professionali. Solo dopo i nostri solleciti il ministero da quest’anno metterà più posti a disposizione per radiologi e pediatri.

Intanto il sistema delle raccomandazioni va avanti e, anzi, appare ancora come l’unico mezzo per entrare in una scuole.
È purtroppo una pratica molto diffusa come molti sanno, anche perché il concorso è gestito esclusivamente dai singoli atenei. Non si entra solo per meriti, ma molto dipende dalle scuole e dai loro direttori, visto che sono questi ultimi a impostare il meccanismo degli ingressi, ed è a loro discrezione la valutazione delle prove d’esame specialistiche.

E’ favorevole al numero chiuso nelle università?
Sostanzialmente sì, gli accessi andrebbero  programmati in base all’ effettivo  fabbisogno regionale.

Com’è la preparazione degli studenti che escono dalle nostre università?
La media è appena sufficiente anche perché non si fa molta pratica. Sulla teoria siamo eccellenti, ma poi ciò che conta è la prova sul campo. Ed è grave per un giovane medico non poter affrontare immediatamente le difficoltà di tutti i giorni.

Ma perché si arriva a questo?
Lo vuole sapere?

Certo.
Perché non vogliono farci crescere professionalmente, perché sanno benissimo che appena ci specializziamo siamo a tutti gli effetti i loro diretti concorrenti e nel mercato fa la differenza... Anche se sono convinto che bisogna assolutamente uscire da queste logiche…

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