Alcol: non è il vino la causa dello "sballo" tra i giovani. "No" a criminalizzazioni, ma campagne per bere consapevole e moderato

04/mag/2011 13.10.39 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Alcol: non è il vino la causa dello “sballo” tra i giovani. “No”
a criminalizzazioni, ma campagne per bere consapevole e moderato
 
Il rapporto dell’Istat -sottolinea la Cia- conferma che sono i superalcolici e i cosiddetti “alcolpops” a determinare, con la moda del “binge drinking”, gli effetti più deleteri tra i giovani e a causare i troppi incidenti stradali. Le generalizzazioni possono innescare pesanti contraccolpi per la nostra produzione vitivinicola, sempre più orientata alla qualità. Occorre sviluppare un’adeguata informazione sulla stregua del progetto europeo “Wine in moderation”.
 
Lo “sballo” con gli alcolici tra i giovani non è causato dal vino, ma da altre bevande, come aperitivi, amari e superalcolici, come la nuova moda del “binge drinking” (bere molti e piccoli superalcolici uno dietro l’altro). La conferma viene oggi dall’Istat che rileva come siano diminuiti i consumatori di vino e aumentati, soprattutto tra le nuove generazioni, coloro che bevono altri tipi di bevande alcoliche. Quindi, “no” alla criminalizzazione del vino in quanto con il demonizzare non si ottiene nulla, se non colpire l’immagine della produzione vitivinicola italiana. Bisogna, invece, far crescere, soprattutto tra i giovani, la logica di una degustazione consapevole, moderata. Ben diversa dall’uso sregolato di alcolici. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito al rapporto “L’uso e l’abuso di alcol in Italia” presentato oggi dal nostro Istituto di statistica.
Per la Cia, quindi, è molto meglio educare e prevenire che reprimere. Il rischio è che campagne criminalizzanti e ordinanze di divieto, come si è registrato negli ultimi tempi, possono penalizzare pesantemente prodotti come il vino, che fa parte della nostra cultura, delle nostre tradizioni e della nostra storia. La generalizzazione fa soltanto danni.
Sarebbe molto più efficace e opportuno -avverte la Cia- fare un’adeguata informazione per educare, in particolare i giovani, a un bere moderato e consapevole. Altrimenti, si corre il pericolo di innescare una spirale negativa che porta inevitabilmente alla discriminazione dei vini, con conseguenze fortemente negative per i nostri produttori vitivinicoli che, in questi anni, hanno investito molto in qualità.
Oltretutto, è dimostrato anche dai dati che -rileva la Cia- non è assolutamente il vino la causa dei troppi incidenti stradali, ma bevande, come i cocktail, i superalcolici e gli “alcolpops”, particolari bibite fatte spesso con vodka, rum, mescolati ad analcolici che favoriscono consumi all’eccesso. E così gli effetti, in particolare sui giovani, diventano devastanti.
Per la Cia è, quindi, indispensabile sviluppare la prevenzione e l’educazione facendo conoscere il valore del vino ai giovani. E questo può realmente dare un apporto significativo ad evitare il bere eccessivo di alcol tra le nuove generazioni.
D’altra parte, proprio il vino -rimarca Cia- non può essere assolutamente catalogato tra le bevande alcoliche. Il vino è il “prodotto principe” delle nostre terre. Il suo uso moderato e consapevole non è motivo delle tante tragedie che, purtroppo, funestano le strade italiane. E lungo questa direzione si muove e si articola il progetto europeo “Wine in moderation”, che ha come obiettivo prioritario quello di diffondere la cultura del buon bere senza esagerazioni.
 

 

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