Terremoto in Abruzzo: promesse non mantenute, dopo due anni niente risorse per l'agricoltura

04/mag/2011 14.59.22 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Terremoto: promesse non mantenute, dopo due anni niente risorse per l’agricoltura
 
Il sisma aveva provocato oltre 100 milioni di danni al settore primario abruzzese, ma ad oggi sono arrivati solo poco più di 4 milioni. Eppure l’agricoltura costituisce il 15 per cento del Pil regionale e “vale” quasi un miliardo di euro. La Cia sollecita il ripristino di tutte le attività produttive e di trasformazione e annuncia l’apertura a L’Aquila di un nuovo “mercato contadino”. La speranza restano i giovani: nonostante le difficoltà, oltre 100 “under 40” hanno deciso di dedicarsi all’attività agricola nelle zone del sisma.
 

        A due anni dal terremoto a L’Aquila i palazzi sono ancora puntellati e le saracinesche dei negozi abbassate. Nel centro storico è tutto fermo ma anche fuori dalle mura della città la ricostruzione stenta a partire. Le attività produttive fanno fatica a ricominciare e anche l’agricoltura locale è in ginocchio. Tutte le promesse fatte all’indomani del sisma non sono state mantenute e gli agricoltori si ritrovano all’anno zero. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, ricordando che domani ricorre il secondo anniversario del terremoto che sconvolse l’Abruzzo nella notte tra il 5 e il 6 aprile.
         Nell’emergenza sono state dette tante cose -spiega la Cia- poi però tutto si è bloccato. Finora le azioni concrete sono state poche e le ristrutturazioni “pesanti” non sono partite. All’agricoltura erano stati promessi 100 milioni di euro per provvedere ai danni provocati dal sisma alla viabilità rurale e alle strutture agricole, alle stalle e ai fienili, ai magazzini e ai laboratori di trasformazione. Risorse che sarebbero dovute arrivare dalle altre Regioni, che avrebbero rinunciato ognuna a una piccola quota dei finanziamenti Pac per i Piani di sviluppo rurale. Ma ad oggi al settore primario aquilano non è arrivato neppure un centesimo.
        Le uniche risorse faticosamente reperite per l’agricoltura sono arrivate dal Psr regionale -continua la Cia-. Si tratta, però, solo di 4 milioni e 372 mila euro. Una cifra troppo bassa, visto che solo per uscire dalla stretta emergenza servirebbero almeno 20 milioni di euro.
        Eppure -ricorda la Cia- l’agricoltura costituisce un settore economico non secondario in Abruzzo: il 15 per cento del Pil della regione, infatti, deriva dalle attività agricole che danno vita a un tessuto produttivo composto da oltre 82 mila aziende, con una produzione lorda vendibile di circa un miliardo. Nella zona dell’Aquilano, interessata dal terremoto, operano quasi 1.500 imprese agricole, soprattutto nel comparto zootecnico.
        Ma le difficoltà degli agricoltori abruzzesi non dipendono solo dai danni “strutturali” -osserva la Cia- riguardano anche la collocazione dei prodotti agroalimentari sul mercato. Fino al terremoto era ovviamente la città dell’Aquila la “valvola di sfogo” per la commercializzazione di frutta, verdura, salumi, latte e formaggi tipici. Ora però non ci sono sbocchi, visto che la città è non è ancora vivibile.
        Anche per questo motivo la Cia, dopo aver destinato alle imprese agricole danneggiate metà delle risorse raccolte con la sottoscrizione nazionale ‘La Cia per l’Abruzzo’, ha deciso di utilizzare l’altra metà per l’apertura di un nuovo “mercato contadino” nel cuore dell’Aquila. Un progetto a cui hanno contribuito finanziariamente anche Slow Food e il Senato della Repubblica. “L’obiettivo -sottolinea la Cia abruzzese- è quello di risvegliare il legame tra agricoltori e cittadini. I produttori agricoli e zootecnici, infatti, da due anni hanno perso il mercato di Piazza Duomo che rappresentava un punto di riferimento importante per le loro produzioni, insieme a tutti quei piccoli esercizi commerciali, spesso di prodotti tipici del territorio, presenti nel centro storico della città. Ora, con questa iniziativa, speriamo di poter tornare presto ad avere un mercato di vendita diretta dei prodotti locali. E’ un piccolo gesto che vuole contribuire a risvegliare L’Aquila, a coinvolgere i cittadini aquilani e del comprensorio che hanno perso il gusto e il piacere di comprare.
        Un altro segnale di speranza, per l’agricoltura locale e per L’Aquila intera, viene dai giovani: secondo la Cia, sono oltre 100 gli “under 40” che hanno deciso negli ultimi due anni di dedicarsi all’attività agricola nelle zone terremotate. Si tratta di un gesto importante -conclude la Confederazione- con un grande significato politico: vuol dire che, nonostante tutto, i giovani hanno fiducia nel futuro dell’agricoltura e della loro città e quindi non l’abbandonano, ma restano e combattono per riportarla in vita dalle macerie del terremoto.

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