Suini: allevatori nel dramma. Prezzi in caduta e costi alle stelle. "Made in Italy" sotto assedio. Bene il Tavolo tecnico, ma deve dare subito risultati concreti

15/apr/2011 11.46.07 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Suini: allevatori nel dramma. Prezzi in caduta
e costi alle stelle. “Made in Italy” sotto assedio. Bene
il Tavolo tecnico, ma deve dare subito risultati concreti
 
La Cia sollecita interventi efficaci che diano risposte valide ai produttori. Tutelare il reddito, difendere e valorizzare le nostre produzioni tipiche e di qualità. Risolvere il problema del credito. Subito l’etichettatura d’origine. Coinvolgere sempre di più la Grande distribuzione organizzata (Gdo) arrivando ad un Tavolo interprofessionale.
 
Per la suinicoltura italiana è sempre più emergenza. La convocazione del Tavolo tecnico, annunciata dal ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Saverio Romano e da tempo sollecitata dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, è un elemento positivo, ma è necessario che dia al più presto concreti frutti. Bisogna rispondere in modo efficace ai gravi problemi che condizionano pesantemente i nostri allevatori: elevati costi produttivi (soprattutto i mangimi), burocratici e contributivi; prezzi alla stalla in drastico calo (ormai vicini all’euro al chilogrammo e inferiori a quelli corrisposti nel 2010); un credito che sta mettendo in grave difficoltà molte aziende; un’agguerrita e sleale concorrenza estera che sta mettendo sotto assedio il prodotto “made in Italy”.
In occasione della 51ª edizione della Rassegna suinicola internazionale di Reggio Emilia, la Cia riafferma l’urgenza di interventi realmente validi a sostegno degli allevatori suinicoli italiani, il cui reddito ha subito, negli ultimi anni, un taglio pesantissimo. Il Tavolo tecnico può, quindi, rappresentare il punto focale dal quale ripartire per cercare di risolvere tutti quei nodi che hanno gettato la nostra suinicoltura nel dramma.
Per la Cia il Tavolo tecnico deve, comunque, trasformarsi in un vero e proprio Tavolo interprofessionale al quale partecipi anche la Grande distribuzione organizzata (Gdo), in modo che la complessità delle questioni sul tappeto venga affrontata con la dovuta incisività.
Più volte la Cia ha denunciato che la carne di maiale, i prosciutti e i salami Dop italiani rischiano di scomparire dalle nostre tavole. Infatti, davanti ad una crescita record dei costi di produzione e a prezzi certamente non più remunerativi, migliaia di aziende suinicole possono chiudere definitivamente.
Non solo. La suinicoltura italiana è minacciata anche dall’estero. Ormai -avverte la Cia- è una vera “invasione”. L’assalto del “suino straniero” (oltre 900 mila tonnellate per un valore di circa un miliardo di euro l’import del 2010, con più di 60 milioni di cosce di maiale fresche) può, infatti, mettere in discussione il futuro dei nostri produttori. Tre prosciutti (cotti e crudi) su quattro sono esteri. E con nomi di fantasia si cerca anche di confondere il consumatore spacciandoli per “made in Italy”: “prosciutto del contadino”, “prosciutto nostrano”, “prosciutto di montagna”.
In questo contesto, s’inserisce l’impellente esigenza dell’etichettatura d’origine che deve essere attuata in tempi brevi. In questa maniera e con l’accordo di tutte le parti della filiera, dalla stalla alla distribuzione, sarà possibile -avverte la Cia- difendere e valorizzare tutta la nostra produzione suinicola tipica e di grande qualità.
D’altra parte, il settore suinicolo nazionale -rimarca la Cia- subisce da anni la concorrenza dei prodotti provenienti dall'estero, di minore qualità, ma fortemente competitivi nei prezzi di produzione. In sostanza, l'Italia importa oltre il 40 per cento del proprio fabbisogno di carne suina proprio in assenza di qualsiasi sistema obbligatorio di indicazione della provenienza che informi il consumatore rispetto al luogo di produzione e macellazione delle carni.
Per questa ragione la Cia- rinnova il suo appello per una nuova e più efficace politica per superare una situazione di estrema difficoltà, con gli allevatori pressati da problemi sempre più complessi e impossibilitati a svolgere un’adeguata attività imprenditoriale. Un’azione che si sviluppi anche attraverso interventi per l'accesso al credito e per la ristrutturazione dei mutui in corso per le aziende suinicole in difficoltà.

 

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