Inflazione: il "caro-benzina" infiamma le tavole e costringe una famiglia su tre a tagliare i consumi. Anche sui campi crescono soltanto i costi

15/apr/2011 12.34.42 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: il “caro-benzina” infiamma le tavole e costringe una famiglia
su tre a tagliare i consumi. Anche sui campi crescono soltanto i costi
 
L’ulteriore aumento dei prezzi dei carburanti -ricorda la Cia- s’abbatte sui consumatori: vendite alimentari in calo (meno 0,5 per cento nel primo trimestre 2011). Le imprese agricole in grande difficoltà: s’impennano le spese produttive. Sui listini al dettaglio influisce negativamente soprattutto il fatto che nel nostro Paese oltre l’85 per cento dei prodotti viaggia con l’autotrasporto su gomma.
 
Il “caro benzina” infiamma le tavole degli italiani e costringe una famiglia su tre a tagliare i consumi alimentari, che nel primo trimestre del 2011 segnano, secondo le prime stime, una flessione dello 0,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010, proseguendo il trend negativo registrato nello scorso anno (meno 0,6 per cento). E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dei dati Istat sull’inflazione a marzo che torna a correre (più 2,5 per cento).
Il rincaro della spesa alimentare -sostiene la Cia- è stata determinata soprattutto dal fatto che i prodotti viaggiano, dal campo alla tavola, per oltre l’85 per cento attraverso l’autotrasporto su gomma. E, quindi, gli aumenti, ormai irrefrenabili, di benzina e gasolio continuano ad avere i loro effetti devastanti sui listini al dettaglio. E ciò ha obbligato gli italiani a tirare ancora la cinghia. Evidenti cali si registrano, in particolare, per il pane, la pasta, le carni bovine, i prodotti ittici, la frutta e i vini.
Una situazione che ricalca quanto avvenuto nel 2010 quando, come risulta da stime Cia, tre famiglie su cinque hanno dovuto modificare il menù quotidiano e oltre il 30 per cento è stato obbligato, a causa delle difficoltà economiche, a comprare prodotti di qualità inferiore. Uguale è la percentuale di chi si è rivolto ormai esclusivamente alle “promozioni” commerciali.
D’altronde, gli incrementi dei prodotti petroliferi si sono fatti sentire anche sulle quotazioni all’origine di una serie di prodotti agricoli che, come segnalato dall’Ismea, hanno subito (pur se a febbraio si è avuto un calo congiunturale dello 0,9 per cento) un’accelerazione che, tuttavia, da sola non poteva provocare un aumento così marcato dei prezzi sugli scaffali. Incremento, pertanto, provocato -rimarca la Cia- sia dalla “bolletta energetica” che da alcune spinte speculative.
C’è da evidenziare, comunque, che il “caro petrolio” sta avendo negativi effetti anche sulle imprese agricole che solo a febbraio hanno fatto i conti con rincari di oltre il 6 per cento dei carburanti. In pochi mesi -conclude la Cia- il gasolio agricolo è, infatti, passato da 50 centesimi a più di un euro al litro. Una crescita, visto l’andamento del mercato petrolifero, destinata a proseguire nei prossimi mesi, con conseguenze sia per le nostre tavole che per il lavoro degli agricoltori.
 

 

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