Florovivaismo, Politi: serve più attenzione al settore Boom costi, reintrodurre l'accisa zero sul gasolio Il futuro del settore al centro di un'iniziativadella Cia oggi a Genova

19/apr/2011 11.12.03 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Florovivaismo, Politi: serve più attenzione al settore
Boom costi, reintrodurre l’accisa zero sul gasolio
Il futuro del settore al centro di un'iniziativa della Cia a Genova
 
Nel 2010 l’export del settore è tornato positivo, ma continua il calo dei consumi interni e la produzione ristagna. Secondo la Confederazione, servono nuove politiche di sviluppo a livello nazionale e comunitario, partendo dalla costituzione in ambito Ue del ‘Comitato permanente per il settore florovivaistico”. Obiettivo: valorizzare il prodotto italiano ed europeo e contrastare la “concorrenza sleale” dei Paesi extra-comunitari.
 
        “Il settore florovivaistico italiano ha bisogno di più attenzione da parte delle istituzioni nazionali ed europee. Nonostante la ripresa della domanda estera nel 2010, i consumi interni ristagnano e continuano a diminuire i volumi prodotti. Colpa della costante crescita dei costi di produzione, soprattutto energetici, e dell’aumento delle importazioni dai Paesi extracomunitari. Ecco perché ora è il momento di mettere in atto politiche ad hoc a sostegno del comparto, a partire dalla reintroduzione dell’accisa zero sul gasolio per il riscaldamento delle serre e dalla costituzione in sede europea di un ‘Comitato permanente per il settore florovivaistico’”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, concludendo i lavori della tavola rotonda “Dai numeri alla scelte. Quali proposte per lo sviluppo del florovivaismo italiano”, che si è tenuto questa mattina a Genova.
        “Nel 2010 -ha spiegato Politi commentando gli ultimi dati Ismea sul settore- l’export è tornato su valori positivi, registrando un incremento tendenziale dell’8,7 per cento e un fatturato pari a 643 milioni di euro. Di contro, i consumi domestici sono rimasti negativi, passando però dal meno 4 per cento del 2009 al meno 2 per cento dell’anno scorso. Quanto alla produzione, la contrazione c’è stata ma più contenuta rispetto al 2009: dal meno 9,7 per cento al meno 2,5 per cento del 2010”.
        “Tutti questi dati dimostrano che, nonostante i problemi e i costi elevati -ha aggiunto il presidente della Cia- il nostro florovivaismo resta un settore vitale. Un settore che sta cercando di uscire dalla crisi ma che, per questo, necessita di nuovi provvedimenti. Oltre al ritorno del ‘bonus gasolio’, sempre più urgente considerando i rincari record del petrolio, c’è bisogno di ridurre la burocrazia e semplificare i rapporti con la Pubblica amministrazione, ma soprattutto è necessario puntare sulla promozione”.
        “La qualità del ‘prodotto Italia’ infatti -ha rimarcato Politi- va sempre più valorizzata e differenziata dal prodotto importato da Paesi terzi (Kenya, Colombia, Etiopia, Ecuador), che ha prezzi inferiori sia perché gode dell’esenzione parziale o totale dei dazi, sia perché ha un costo della manodopera bassissimo, sia perché non è tenuto agli stessi obblighi sanitari (passaporto verde, gassificazione del prodotto) che hanno invece le merci europee quando vengono esportate oltre i confini comunitari”.
        Proprio per rispondere a queste problematiche, nel corso della tavola rotonda è emersa da parte di tutti l’esigenza non più rinviabile di andare verso la costituzione in ambito Ue di un Comitato di gestione dedicato per il settore, come richiesto recentemente dal Mipaaf. Non solo Politi, anche la responsabile del Gie-Gruppo d’interesse economico florovivaismo della Cia Mariangela Cattaneo e il presidente della Cia Liguria Ivano Moscamora hanno evidenziato la necessità di istituire un Comitato ad hoc presso la DG Agricoltura della Commissione europea, con l’obiettivo di promuovere una politica comunitaria che valorizzi la produzione florovivaistica italiana ed europea e contrastare la “concorrenza sleale” di prodotti floricoli delocalizzati nei Paesi terzi. Più in generale, la Cia è impegnata da tempo nel proporre un adeguamento delle regole, in sede WTO, che governano gli scambi commerciali nel comparto piante e fiori.
        Ad oggi le aziende florovivaistiche in Europa hanno un fatturato di oltre 20 miliardi di euro e l’Italia, con oltre 36 mila aziende e 100 mila addetti, “vale” il 15 per cento della produzione comunitaria. Il settore floricolo, inoltre, rappresenta circa il 6 per cento dell’intera produzione agricola del Belpaese.
         L’iniziativa “Dai numeri alle scelte” -con la quale la Cia è voluta partire dalla conoscenza dei dati statistici per arrivare alle proposte concrete per il comparto- si è tenuta non a caso alla vigilia della 10ª edizione di “Euroflora”, una delle più importanti esposizioni mondiali del fiore e delle piante ornamentali, che avrà luogo a Genova dal 21 aprile al primo maggio.
        Alla tavola rotonda organizzata dalla Confederazione italiana agricoltori hanno partecipato anche Massimiliano Gallina (Istat), Alberto Manzo (responsabile del Tavolo florovivaistico presso il Mipaaf), Giovanni Barbagallo (assessore Agricoltura regione Liguria) e in videoconferenza Paolo De Castro (presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo).

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