Pasqua: la crisi non vince a tavola. Gli italiani non rinunciano alle tradizioni gastronomiche e spenderanno in totale 3,7 mld di euro

20/apr/2011 13.33.57 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Pasqua: la crisi non vince a tavola
Gli italiani non rinunciano alle tradizioni gastronomiche e
spenderanno complessivamente 3,7 miliardi di euro
 
La Cia sottolinea come, nonostante i rincari al dettaglio per alcune produzioni tipiche, la spesa alimentare per il prossimo week-end non frena. Rispetto al 2010 l’incremento in valore è pari al più 5,7 per cento.
 

        A Pasqua la buona tavola batte la crisi uno a zero. Nonostante le difficoltà economiche e i rincari al dettaglio di alcune produzione tipiche, come le colombe pasquali, gli italiani non rinunciano alla tradizione e per il carrello alimentare del prossimo week-end sono disposti a fare un’eccezione. Per celebrare la festività quest’anno si spenderanno complessivamente quasi 3,7 miliardi di euro, con un incremento in valore rispetto al 2010 del 5,7 per cento. Una cifra che comprende la spesa per il pranzo della domenica, ma anche per le colazioni “a sacco” in vista delle gite fuori porta a Pasquetta. E poi i vini e gli spumanti per accompagnare le “grandi abbuffate” e i dolci e le uova di cioccolato regalate a figli, amici e parenti. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in base alle rilevazioni compiute lo scorso fine settimana sulle intenzioni di acquisto delle famiglie e sui prezzi dei prodotti agroalimentari più venduti.
        Più in dettaglio -spiega la Cia- gli italiani ripartiranno in questo modo le spese per allestire le tavole di Pasqua e Pasquetta, dove sarà un trionfo di prodotti tipici: 280 milioni di euro per pane e pasta; 670 milioni di euro per i formaggi; 850 milioni di euro per salumi, insaccati e soprattutto carne di agnello; 400 milioni di euro per ortofrutticoli (in particolare, carciofi, asparagi, radicchio) e per i legumi; 260 milioni di euro per l’olio d’oliva; 620 milioni di euro per vini e spumanti. Da non dimenticare, poi, le uova: durante tutta la settimana santa se ne consumano ogni anno più di 390 milioni, soprattutto per preparare i classici dolci pasquali (come la pastiera), per una spesa complessiva che si aggira attorno ai 100 milioni di euro.
        A queste cifre va aggiunta anche la spesa per le uova di cioccolato e le colombe, “commerciali” e “artigianali”, stimata oltre i 500 milioni di euro. Proprio qui -ricorda la Cia- si sono riscontrati gli incrementi maggiori: colpa dei rincari su scala mondiale di cacao e zucchero, ma anche del “caro-gasolio” che incide sui costi di trasporto che per l’80 per cento avvengono su strada.
        Per le uova di cioccolato l’aumento di prezzo, rispetto all’anno scorso, è compreso tra il 5 e il 7 per cento, ma può arrivare fino al 12 per cento per quelle di marca. Per le colombe pasquali, invece, la crescita di prezzo sul 2010 varia tra il 5 e il 10 per cento. Eppure -conclude la Cia- nonostante gli aumenti, è difficile rinunciare a regalare l’uno o l’altra. E, infatti, le vendite sembrano rimanere stabili nel confronto con lo scorso anno. Secondo le stime della Confederazione, da qui a domenica si acquisteranno 42 milioni di uova di cioccolata (il 60 per cento al latte) e 35 milioni di colombe pasquali.

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