Spumante: l'agropirateria ci scippa anche l'Asti. Serve un'azione energica di contrasto per porre fine a questo furto quotidiano

Serve un'azione energica di contrasto per porre fine a questo furto quotidiano La Cia è al fianco dei produttori e del Consorzio di tutela.

28/apr/2011 13.37.45 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Spumante: l’agropirateria ci scippa anche l’Asti.
Serve un’azione energica di contrasto per porre fine
a questo furto quotidiano
 
La Cia è al fianco dei produttori e del Consorzio di tutela. Con il Prosecco, l’Asti Docg rappresenta oltre il 60 per cento delle bollicine italiane esportate. Un mercato - quello internazionale - che nel 2010 è cresciuto del 20 per cento, mettendo a segno un fatturato di quasi 500 milioni di euro.
 
        
        La notizia delle 5 milioni di bottiglie di falso Asti Docg scoperte sul mercato russo riaprono l’annosa questione dell’agropirateria internazionale nei confronti del “made in Italy”. Un business che vale 60 miliardi di euro l’anno e che provoca danni ingenti all’intera filiera agroalimentare nazionale. Ora, però, bisogna dire basta e reagire duramente a questa “rapina” quotidiana. Ecco perché ci schieriamo al fianco dei produttori di uva e, in particolare, del Consorzio per la Tutela dell’Asti Docg che si appresta a intraprendere azioni legali oltrefrontiera per tutelare il brand dai tarocchi russi. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando il comunicato diffuso ieri dal Consorzio in conferenza stampa.
        La situazione è estremamente grave. Oggi siamo di fronte a un immenso supermarket dell’”agro-scorretto”, del “bidone alimentare”, dove a pagare è solo il nostro Paese, visto che a livello mondiale non esiste una vera difesa dei nostri prodotti certificati e garantiti. Una difesa -spiega la Cia- che non significa soltanto la tutela di un patrimonio culturale e culinario, dell’immagine stessa dell’Italia all’estero, ma anche la valorizzazione di un settore economico che vanta un fatturato annuo di quasi 9 miliardi di euro, di cui 2 miliardi circa realizzati sui mercati stranieri.
        In questo quadro -ricorda la Cia- lo spumante occupa una posizione di rilievo. Nel 2010 le bollicine “made in Italy” hanno guadagnato oltre 2,6 miliardi di euro, anche grazie ai mercati oltreconfine. Le esportazioni, infatti, si sono spinte oltre la soglia di 1,8 milioni di ettolitri, mettendo a segno un robusto più 20 per cento di crescita rispetto al 2009 e registrando un giro d’affari intorno ai 500 milioni di euro. E un solido contributo all’aumento delle esportazioni è arrivato proprio dalla Russia, che in un solo anno ha raddoppiato i volumi acquistati dall’Italia (più 25 per cento), portando la quota di Mosca vicina all’11 per cento dell’export totale di spumante italiano nel mondo.
        E’ ovvio, quindi, che la crescita di popolarità del prodotto ha aumentato i rischi di contraffazione, tanto più che oltre il 60 per cento delle bollicine nazionali esportate è rappresentato proprio dall’Asti Docg e dal Prosecco Doc. Il caso delle aziende russe che producono falsi Asti Spumante non è il primo e, purtroppo, non sarà l’ultimo. Per questo è ora di fare qualcosa di più.
        Secondo la Cia, per mettere un freno a questo fenomeno servono: interventi finanziari, sia a livello nazionale che comunitario, per sostenere l'assistenza legale di chi promuove cause (in particolare i Consorzi di tutela) contro chi falsifica Doc, Dop, Igp e Stg; l’istituzione di una "task-force" in ambito europeo per contrastare tutte le truffe e le falsificazioni alimentari; sanzioni più severe (anche con l'arresto) nell’Ue contro chiunque imiti prodotti a denominazione d'origine; un’azione più decisa da parte dell’Europa nel negoziato Wto, per giungere finalmente alla creazione di un Registro di prodotti alimentari certificati da tutelare in maniera multilaterale; l’introduzione di regole chiare e affidabili sull’etichettatura d’origine, che va estesa a tutti i prodotti garantendo trasparenza e tracciabilità ai consumatori.

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