Emergenza kiwi: subito un Tavolo di coordinamento, una "task force", equi interventi a favore dei produttori colpiti. Coinvolgere anche l'Ue

05/apr/2011 11.47.06 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Emergenza kiwi: subito un Tavolo di coordinamento, una “task force”, equi interventi a favore dei produttori colpiti. Coinvolgere anche l’Ue
 
La Cia costituisce un’unità di crisi per affrontare i gravi problemi provocati dalla batteriosi. Riunione con il presidente Giuseppe Politi e i rappresentati confederali delle regioni interessate (Lazio, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto). Annunciate iniziative di mobilitazione. La coltivazione di actinidia rappresenta una realtà importante per la nostra agricoltura: oltre 500 mila tonnellate prodotte su circa 29 mila ettari, con un fatturato al consumo che si aggira attorno ai 10 miliardi di euro. Dopo la Cina, siamo i secondi produttori al mondo.
 
Tavolo di coordinamento a livello ministeriale con regioni, organizzazioni agricole e principali istituzioni scientifiche competenti, una “task force” operativa sul territorio, adeguate misure di indennizzo per i produttori (almeno 30 milioni di euro per i prossimi, quattro-cinque anni), coinvolgimento delle istituzioni comunitarie. Sono queste alcune delle iniziative da attivare in tempi rapidi per contrastare la grave emergenza che ha colpito nel nostro Paese la produzione di kiwi e che sono emerse nel corso di una riunione della Cia-Confederazione italiana agricoltori, che ha deciso di costituire un’unità di crisi per affrontare la drammatica situazione causata dal diffondersi della batteriosi che ha provocato pesanti danni alle colture. Riunione coordinata dal presidente Giuseppe Politi e alla quale hanno partecipato i rappresentanti confederali delle regioni direttamente interessate al problema (Lazio, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto).
Il kiwi è una realtà di primaria importanza della nostra agricoltura. L’Italia -è stato sottolineato durante la riunione Cia- è il secondo paese produttore mondiale (superato da poco dalla Cina) e il secondo paese esportatore (dopo la Nuova Zelanda). Con oltre 500 mila tonnellate, raccolte su circa 29 mila ettari, la produzione di actinidia rappresenta il 6 per cento circa della superficie frutticola nazionale e il 9 per cento del fatturato. Il valore agricolo della produzione supera i 3 miliardi di euro e quello del mercato al dettaglio si aggira intorno ai 10 miliardi di euro.
Oltre l’80 per cento della produzione di kiwi è concentrata in quattro regioni (Lazio 32 per cento, Piemonte 21 per cento, Emilia Romagna 15 per cento, Veneto 13 per cento)
nelle quali rappresenta un’economia di assoluto rilievo, sul piano agricolo e dell’indotto territoriale.
Oggi la coltivazione di kiwi è gravemente colpita dalla diffusione del “cancro batterico” (Pseudomonas syringae), che, segnalato in Italia dapprima nel Lazio, si è diffuso in tutte le più importanti aree produttive del nostro Paese, minacciando seriamente la conservazione e lo sviluppo della coltura.
Con eccezionale virulenza e patogenicità, in pochi mesi la batteriosi ha pressoché distrutto gli impianti di kiwi a polpa gialla (actinidia chinensis) e colpito dall'8 al 30 per cento degli impianti a polpa verde (actinidia deliziosa), a seconda delle zone.
Un’emergenza, quindi, che sta assumendo dimensioni allarmanti. La Cia da tempo ha sollecitato la creazione di un Tavolo di coordinamento, ma finora nulla è stato fatto. Anche gli interventi messi in atto dal ministero sono stati assolutamente inadeguati per rispondere a tutti gli aspetti economici, sociali e tecnico-scientifici della batteriosi del kiwi.
La gravità della situazione, insomma, è stata sottovalutata, soprattutto a livello di governo centrale e di alcune regioni. Da qui le richieste scaturite dalla riunione della Cia, per la quale la costituzione della “task force”, che dovrà coinvolgere i diversi soggetti operativi, è necessaria per la mappatura del fenomeno, individuando gli impianti colpiti e il loro grado di infezione. Questo per affrontare in modo sistematico l’azione di contenimento e l’eradicazione.
Tra le proposte della Cia, c’è anche quella di attivare un coordinamento e un rafforzamento delle azioni di ricerca finalizzate ad individuare le più idonee misure di prevenzione e controllo e, soprattutto, a costituire geneticamente ceppi e cultivar resistenti.
Per la Cia è, inoltre, indispensabile coordinare le azioni dei servizi fitopatologici e gli interventi di contenimento ed espianto, prevedendo temporaneamente su tutte le aree colpite (tutto il territorio nazionale) il blocco del materiale vivaistico e il divieto dei reimpianti, anche amatoriali.
Per quanto concerne il coinvolgimento del Parlamento europeo e della Commissione Ue, per mettere finalmente a punto un sistema europeo coordinato per l’intervento contro le emergenze sanitarie, la Cia sollecita un preciso impegno in questo senso. E ciò soprattutto per l’emergenza kiwi che sta assumendo aspetti planetari, visto che anche in Cina e Nuova Zelanda la batteriosi sta avendo pesanti conseguenze.
Nel corso della riunione la Cia ha ribadito il suo impegno per ricercare in questa particolare emergenza unità d’azione con le altre organizzazioni. Nello stesso tempo ha annunciato iniziative di mobilitazioni perché si raggiungano al più presto concreti risultati nella lotta alla batteriosi del kiwi e si risponda in maniera valida alle legittime richieste dei produttori. 
 
 
 

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