Vulcano: dallo stop aereo un danno anche all'export agroalimentare "made in Italy". A forte rischio ortaggi, frutta, formaggi freschi e pesce

24/mag/2011 12.47.29 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Vulcano: dallo stop aereo un danno anche all’export agroalimentare “made in Italy”. A forte rischio ortaggi, frutta, formaggi freschi e pesce
 
La Cia avverte: un allargamento e un prolungamento del blocco negli aeroporti potrebbero determinare effetti pesanti alle nostre produzioni. Nello scorso anno un’analoga eruzione si trasformò in un danno da 15 milioni di euro.
 
A serio rischio anche l’export di prodotti agroalimentari “made in Italy” (in particolare quelli deperibili, come frutta -in particolare fragole e ciliegie-, ortaggi, mozzarelle, formaggi freschi, alcuni tipi di carni pregiate e pesce) per l’inizio del blocco dei voli aerei nei cieli del Nord Europa a causa dell’eruzione del vulcano islandese Grimsvotn. E’ quanto segnala la Cia-Confederazione italiana agricoltori preoccupata per i riflessi economici negativi per i nostri produttori.
Indubbiamente, proprio a causa del possibile estendersi del blocco aereo, sulle nostre tavole -afferma la Cia- vedremo nei prossimi giorni scarseggiare produzioni che vengono da altri continenti, come la frutta fuori stagione e quella tropicale o le carni estere. Ma questo è un problema marginale, visto che gli italiani hanno la possibilità di acquistare e consumare prodotti di stagione nazionali, che in questi giorni sono molti sui banchi dei mercati e la scelta è variegata, a cominciare dall’ortofrutta.
Quello che preoccupa è, comunque, il blocco negli scali dei nostri prodotti agroalimentari. Se lo stop aereo dovesse ampliarsi e proseguire ulteriormente -sottolinea la Cia- le conseguenze potrebbero essere pesanti. Tutta la merce deperibile dovrà essere buttata e non è previsto, almeno per il momento, alcun tipo di risarcimento per gli operatori del settore. Un duro colpo soprattutto per gli agricoltori che stanno vivendo una fase di grandissima difficoltà con drastici aumenti dei costi e con prezzi sui campi non remunerativi che hanno determinato una nuova caduta (meno 7 per cento) dei redditi nel 2010.
D’altra parte, lo scorso anno per l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjöll -ricorda la Cia- oltre 10 mila tonnellate di merce agroalimentare rimasero bloccate negli aeroporti a causa del prolungato stop dei voli. Il che significò una perdita secca di 15 milioni di euro.
 
 
 

 

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