Alimentare: Italia leader Ue per Dop e Igp. Ma servono azioni più incisive

24/mag/2011 17.14.15 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Alimentare: Italia leader Ue per Dop e Igp. Ma servono azioni più incisive
 
Oggi l’80 per cento del fatturato totale del settore è legato a poche denominazioni: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma e San Daniele. Per la Cia ora bisogna promuovere le tante produzioni certificate suscettibili di forte crescita, organizzando filiere e sviluppando Consorzi partecipati.
 

        Oggi è un giorno importante per il “made in Italy” agroalimentare di qualità. Non solo il Belpaese guadagna un nuova Igp in Ue, con la pubblicazione nel Registro comunitario del “fagiolo di Cuneo”, ma arriva la nuova edizione dell’“Atlante Qualivita”, che testimonia il successo italiano nel settore delle Dop, Igp e Stg. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
        Con l’ultimo arrivato, il totale delle produzioni certificate italiane sale a 228, di cui 142 Dop, 84 Igp e 2 Stg. Si tratta di un primato che non ha pari in nessun altro paese d’Europa -ricorda la Cia-. Francia e Spagna ci seguono, ma a notevole distanza: Parigi si ferma a 183 riconoscimenti e Madrid a 148. E’ una posizione di leadership che ora bisogna continuare a valorizzare e promuovere sui mercati internazionali, come ha ricordato oggi anche il ministro Romano.
        D’altra parte -continua la Cia- il segmento dei prodotti italiani “garantiti” ha un rilevante peso di mercato. Nel 2010 il giro d’affari legato alle produzioni Dop e Igp è stato pari a circa 9 miliardi di euro, di cui quasi 2 miliardi legati all’export. Ma si può fare ancora di più, visto che ad oggi l’80 per cento del fatturato totale del comparto è ancora legato a poche denominazioni: il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, il Prosciutto di Parma e il Prosciutto San Daniele.
        Ecco perché la Cia chiede politiche più incisive per il settore: adesso è necessario sviluppare le tante denominazioni suscettibili di forte crescita, organizzando le filiere e incrementando Consorzi partecipati da tutte le componenti produttive, che possano intervenire anche nella programmazione della produzione, come attualmente dibattuto nel “pacchetto qualità” e come richiesto fortemente dall’Italia.
        Inoltre, è fondamentale accrescere la reputazione del nostro sistema di controllo e certificazione, semplificando per quanto possibile gli oneri a carico dei produttori -continua la Cia- e allo stesso tempo rafforzare la lotta alla contraffazione, perché la tutela delle “griffe” alimentari è ancora troppo debole e non riesce a contrastare fenomeni odiosi come l’“italian sounding”.
        Va riconosciuto, comunque, un maggior interesse da parte di tutti i soggetti a investire sulla qualità del “made in Italy” agroalimentare. In questo senso, sono molto importanti i contributi di 10 milioni autorizzati dal Mipaaf in favore delle produzioni di eccellenza che, insieme a quelli programmati nei Psr, possono rappresentare un utile incentivo per il settore.
 

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