Istat: i consumi alimentari restano a terra e il carrello è sempre più vuoto

25/mag/2011 12.03.29 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: i consumi alimentari restano a terra e il carrello è sempre più vuoto    
 
Le famiglie comprano sempre di meno, anche negli esercizi commerciali considerati più convenienti come i discount. Crollano gli acquisti di frutta, pane, pesce e carne rossa. Secondo le stime della Cia, nel corso del 2011 è destinata a crescere la quota di italiani che acquista solo promozioni commerciali: dal 30 al 40 per cento in un anno.
 
        Le famiglie italiane “tagliano” sui beni alimentari e le vendite colano a picco. Dopo l’Ismea, anche l’Istat conferma il crollo preoccupante degli acquisti a tavola, che a marzo sono diminuiti del 2,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010 e dello 0,3 per cento sul mese precedente. E il calo non riguarda più solo le botteghe di quartiere e i piccoli negozi al dettaglio, che perdono a marzo l’1,9 per cento. Va male anche la Grande distribuzione organizzata: ipermercati e supermercati chiudono il mese con una flessione rispettivamente del 3,9 e del 2,2 per cento e anche i discount lasciano per strada l’1,3 per cento. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati Istat sul commercio al dettaglio diffusi oggi.
        L’Italia non riesce a venire fuori dalla fase di stagnazione dei consumi -spiega la Cia-. Anzi nel 2011 sembra profilarsi un’accelerazione della perdita di peso degli acquisti alimentari. Le famiglie continuano a tirare la cinghia e risparmiano prima di tutto sulla tavola, con conseguenze negative sui redditi degli agricoltori che già scontano un aumento notevole dei costi di produzione.
        E la “cura dimagrante” del carrello della spesa -ricorda la Cia- riguarda tutti i generi alimentari, anche quelli di prima necessità. In questo senso le stime dell’Ismea relative al primo trimestre dell’anno sono chiare: tra gennaio e marzo è crollata la domanda domestica di frutta e agrumi (meno 8,7 per cento), di prodotti ittici (meno 7,5 per cento), di pane (meno 7,1 per cento), di latte e derivati (meno 6,3 per cento), di carni bovine (meno 5,1 per cento). Tengono meglio -anche se rimangono comunque in territorio negativo- salumi e carni suine (meno 2,7 per cento), ortaggi e patate (meno 2,6 per cento), carni avicole (meno 1,9 per cento), derivati dei cereali (meno 1,4 per cento) e vini (meno 1,3 per cento).
        Proprio le difficoltà economiche degli italiani non lasciano sperare in una ripresa dei consumi neppure nella seconda metà dell’anno. Piuttosto -conclude la Cia- è destinata ad aumentare nei prossimi mesi la quota di famiglie che si rivolgerà esclusivamente alle promozioni commerciali: era pari al 30 per cento nel 2010, salirà fino al 40 per cento nel corso del 2011

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