Inflazione: i prezzi riprendono la corsa e svuotano il carrello della spesa. Ma per l'agricoltura pochi vantaggi e tanti costi

31/mag/2011 13.30.57 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: i prezzi riprendono la corsa e svuotano il carrello della spesa. Ma per l’agricoltura pochi vantaggi e tanti costi
 
Secondo la Cia, a pesare di più sui rincari a tavola non è la “materia prima”, ma il “boom” dei carburanti che aumentano le spese di trasporto.  
 

        A maggio si riaccende la corsa degli alimentari, che aumentano del 2,9 per cento tendenziale, raggiungendo i valori più elevati da quasi due anni. Ma le imprese agricole non traggono nessun vantaggio dall’incremento dei listini al consumo, anzi risentono del “caro-energia” (elettricità, combustibili e acqua) che aumenta notevolmente i costi di produzione e che nel mese cresce del 4,8 per cento. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati provvisori sull’inflazione diffusi oggi dall’Istat.
        Il “boom” della benzina, in particolare, spinge in alto le spese di trasporto -spiega la Cia- determinando i rincari al supermercato di cibo e bevande: non bisogna dimenticare, infatti, che i prodotti, dal campo alla tavola, viaggiano su strada nell’85 per cento dei casi.
        La conseguenza è che a maggio i listini degli alimentari volano: i prezzi dei prodotti lavorati crescono dello 0,3 per cento sul piano congiunturale e del 2,2 per cento su quello tendenziale -continua la Cia- mentre i prezzi dei prodotti non lavorati aumentano dell’1,3 per cento su aprile e del 4,3 per cento rispetto allo stesso mese del 2010.
        Ma se l’inflazione cresce, le famiglie italiane comprano di meno. Con un calo drastico dei consumi domestici. Secondo gli ultimi dati Ismea -ricorda la Cia- ci sono riduzioni significative per frutta e agrumi (meno 8,7 per cento), prodotti ittici (meno 7,5 per cento) e lattiero-caseari (meno 6,3 per cento), carni bovine (meno 5,1 per cento), salumi (meno 2,7 per cento) e pollame (meno 1,9 per cento), ortaggi (meno 2,6 per cento) e derivati dei cereali (meno 1,4 per cento).

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