L'amianto di Oricola e Carsoli

Inquinamento da amianto del sito ex fornace Corvaia Golfarolo, Comune di Oricola (AQ) Con riferimento alla nota vicenda di inquinamento ambientale da amianto del sito in oggetto, alle reiterate segnalazioni e denunce, ai numerosi documenti di riferimento inclusi ma non limitati a quelli appresso citati (omissis), alle ordinanze sindacali emesse ed ai procedimenti giudiziari in corso, ai pericoli e rischi sanitario/ambientali, i residenti dell'area abitativa interessata rinnovano alle istituzioni preposte alla tutela sanitaria e del territorio l'istanza di bonifica del sito in parola ove rilevanti quantità di amianto e altri rifiuti pericolosi minacciano severamente e continuativamente la salute degli stessi e di chi vi transita o lavora.

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31/mag/2011 17.28.29 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Inquinamento da amianto  

del sito ex fornace Corvaia

Golfarolo, Comune di Oricola (AQ) 

 

Con riferimento alla nota vicenda di inquinamento ambientale da amianto del sito in oggetto, alle reiterate segnalazioni e denunce, ai numerosi documenti di riferimento inclusi ma non limitati a quelli appresso citati (omissis), alle ordinanze sindacali emesse ed ai procedimenti giudiziari in corso, ai pericoli e rischi sanitario/ambientali, i residenti dell’area abitativa interessata rinnovano alle istituzioni preposte alla tutela sanitaria e del territorio l’istanza di bonifica del sito in parola ove rilevanti quantità di amianto e altri rifiuti pericolosi minacciano severamente e continuativamente la salute degli stessi e di chi vi transita o lavora.

Le pur apprezzate risposte e comunicazioni degli enti ed uffici coinvolti vogliano finalmente assumere carattere di tangibile intervento piuttosto che quello meramente interlocutorio di sollecito e monito.

                  

 

Oggetto

denuncia dello stato di rischio e pericolo per la salute pubblica e l’ambiente causato dalla massiccia presenza di amianto in zona Golfarolo, Comune di Oricola (AQ)

 

La severa e continuata esposizione all’amianto corrotto e disperso nell’aria, presso il sito ex fornace Corvaia di Oricola, costituisce grave e permanente pericolo per la salute di chi risiede, lavora o transita nelle aree in parola e limitrofe.

 

L’aggettivo severa è giustificato dalle dimensioni e dalla tipologia dell’amianto; la sola fatiscente copertura del sito ammonta a diecimila metri quadri; la denominazione usata da ARTA a seguito degli esami compiuti è quella di amianto crisotilo o asbesto bianco e crocidolite o asbesto blu; in altre parole finissime polveri di eternit che, se inalate, si legge nel rapporto dell’Agenzia per l’ambiente della Regione Abruzzo, possono rivelarsi letali e cancerogene anche a notevoli distanze.

 

L’aggettivo continuata è motivato dai tempi di esposizione trascorsi che sono dell’ordine del ventennio e dal reiterato e incessante rilascio delle microfibre amiantifere in tutto l’ambiente abitato.      

 

Ad oggi, 1 giugno 2011, nessuna messa in sicurezza, nessuna rimozione, segregazione o inertizzazione dei materiali e rifiuti pericolosi presenti nel sito, nessuna bonifica del territorio: i residenti, ignorati nelle loro istanze e legittime preoccupazioni, trascurati e lasciati senza informazioni su accadimenti, sviluppi e/o eventuali ipotesi di soluzione, si ritrovano soli, ad aspettare passivamente, azzardando e ipotecando ogni giorno la propria salute. Essi vogliono però ancora reclamare con fermezza e determinazione quanto

 

- esaminato, certificato e disposto da ARTA Abruzzo e ASL di Avezzano-Sulmona,

 

- scritto nelle Ordinanze di Oricola che pure aveva annunciato l’intervento in via sostitutiva,

 

- sollecitato da Protezione Civile di Roma, Regione Abruzzo, Provincia e Prefettura dell’Aquila,

 

- denunciato da AIEA, Contramianto, Italia Nostra, LAV, Verdi Lugo, Wilderness …,

 

- presentato in Parlamento sotto forma di interrogazione scritta ai Ministri competenti

 

- presentato sotto forma di Interpellanza all'Assessore regionale competente

 

Si consideri peraltro che la sentenza di condanna emessa nel settembre 2009 dalla Procura della Repubblica di Avezzano nei riguardi della persona fisica proprietaria del sito, è stata impugnata ed il procedimento penale, esperito appunto il primo grado di giudizio, ora pende (è passato un anno e mezzo e non è dato di sapere nulla di procedimento, calendario delle udienze, ecc.) innanzi alla Corte d’Appello dell’Aquila. Poichè il nostro ordinamento prevede tre gradi di giudizio e siccome tali procedimenti non sono sempre celeri, si comprende che per la conclusione dell’intero iter giudiziario occorrerà verosimilmente attendere ben oltre i trascorsi vent’anni. Questo iter amministrativo-giudiziario sommariamente menzionato e tuttora in corso misura un’estensione temporale che va dall’anno 2006 ai giorni nostri; ma si consideri che, a detta dei residenti di più lunga memoria, esposti e denunce antecedenti lo scorso quinquennio condussero già allora a pratiche interminabili, oziose e “archiviate”.

 

Si profila allora uno scenario francamente inaccettabile (ma, ci auguriamo, non più “archiviabile”) per chi vive in quest’area; perciò si ritiene che, indipendentemente dai tempi e dalle risultanze dei futuri passaggi giudiziari, si debba intervenire con somma urgenza per la protezione delle persone al fine di porre in essere le misure di sicurezza ambientali, gli interventi di rimozione delle sostanze nocive, il loro corretto smaltimento e le opere di bonifica del territorio.   

 

L’appello ed il sollecito sono, ancora una volta, rivolti a gran voce a tutte le istituzioni e, particolarmente, al Comune di Oricola, alla Provincia dell’Aquila ed alla Regione Abruzzo perché orientino la soluzione di questo caso verso l’unica praticabile e cioè quella che passa per l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte della Pubblica Amministrazione; detto istituto, lo ricordiamo, annunciato nelle Ordinanze Sindacali del Comune di Oricola (oggi parrebbe compromesso da problemi di bilancio), nonché previsto dalle leggi vigenti (D.L. n° 152/2006 - Norme in materia ambientale), è stato di recente pure invocato dall’amministrazione provinciale dell’Aquila e dal Dipartimento di Prevenzione SIESP della ASL1 di Avezzano-Sulmona-l’Aquila. Quest’ultimo ufficio, in una nota trasmessa alla Prefettura dell’Aquila, ha invocato, se ritenuto necessario, un intervento ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dal D.Lgs. 267/2000, art. 54.  

 

Le istituzioni competenti coinvolte e le persone che ne dirigono gli uffici vogliano, tutto ciò detto e premesso ed indipendentemente dalle strade che si vorranno scegliere, procedere celermente verso la soluzione auspicata in ossequio alla legge vigente, ai principi di rispetto ambientale/sanitario in cui si riconosce la nostra società civile e in virtù del fatto che l’osservanza dei principi medesimi significa sempre un risparmio di vite e oneri sociali.

Riferimenti

Omissis

 

 

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