Batterio killer: la psicosi da contagio "costa"600 milioni di euro agli agricoltori europei. In Italia lavoro a rischio per 10 mila addetti dell'ortofrutta . E una famiglia su quattro cambia il menù

06/set/2011 10.45.27 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
Batterio killer: la psicosi da contagio “costa” 600 milioni di euro agli agricoltori europei. In Italia lavoro a rischio per 10 mila addetti dell’ortofrutta. E una famiglia su quattro cambia il menù
 
La Cia lancia l’allarme: le nostre aziende di frutta e verdura sono in crisi profonda. I danni superano i 150 milioni di euro, ma è tutta la filiera ad essere in grave difficoltà. Tra i consumatori cresce la paura e così gli acquisti crollano di oltre il 20 per cento.
 
        Non c’è bisogno di trovare l’origine del “batterio killer” per distruggere i mercati. La paura da sola basta e avanza. Perché a due settimane dall’esplosione dell’epidemia di E.coli in mezza Europa, il panico ha ormai contagiato tutta l’economia. E l’inevitabile psicosi nei consumi dell’ortofrutta che si è scatenata tra i consumatori Ue continua a provocare danni enormi a tutto il sistema agroalimentare. Tra lo stop dell’export, l’annullamento degli ordini e delle scorte, il fermo dei prodotti alle dogane, il crollo dei prezzi di verdura e frutta fresca e la distruzione di tutto l’invenduto, le perdite complessive per gli agricoltori europei ammontano oggi a quasi 600 milioni di euro. Ma non basta. In un settore in cui molti contratti sono a tempo determinato, l’allarme Escherichia coli rischia di mettere a repentaglio oltre 95 mila posti di lavoro in Ue. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, sulla base di un’indagine preliminare presentata in occasione della 5ª Conferenza economica in corso a Lecce.
        In questa situazione, proprio l’Italia rischia di pagare un conto molto salato. Lo Stivale è uno dei maggiori produttori europei di ortofrutta -spiega la Cia- con oltre un milione e 230 mila ettari coltivati a ortaggi, agrumi e frutta. Il comparto comprende circa 610 mila aziende per una produzione lorda vendibile stimata in 12,3 miliardi di euro all’anno, di cui quasi un terzo (4,2 miliardi) destinata alle esportazioni. E’ ovvio, quindi, che se la metà dei consumatori tedeschi non mangia più verdura fresca e paesi terzi come la Russia bloccano l’import di ortofrutta dall’Europa, il settore cola a picco. Tanto più che Berlino e Mosca rappresentano due mercati di sbocco fondamentali per l’Italia: l’export di prodotti ortofrutticoli nazionali in Russia “vale” quasi 81 milioni e la Germania da sola “pesa” per ben 700 milioni di euro annui.
        Ma a mettere in crisi uno dei settori più importanti dell’agricoltura italiana è anche il calo drastico dei consumi interni. Nonostante i continui appelli a evitare allarmismi ingiustificati e a comprare prodotti ortofrutticoli nazionali, che sono sicuri e iper controllati -osserva la Cia- le notizie contraddittorie che si sono rincorse sui media di tutta Europa e l’opacità nella gestione della vicenda hanno “avvelenato” gli acquisti. Così, in meno di quattordici giorni dall’inizio dell’emergenza in Germania, i consumi domestici di ortofrutta fresca sono crollati di circa il 20 per cento. Gli italiani non sono rimasti immuni alla psicosi collettiva da contagio e oggi il 25 per cento delle famiglie conferma di aver modificato abitudini alimentari, tenendosi ben lontana dai banchi di frutta e verdura. Un altro 40 per cento dichiara invece di non aver cambiato gli acquisti, ma ammette di essere molto preoccupato.
        Le conseguenze, purtroppo, non si sono fatte attendere. La flessione dei consumi interni, sommata alla battuta d’arresto dell’export, ha avuto effetti disastrosi sull’Italia: ad oggi, il danno economico stimato per l’intera filiera ortofrutticola nazionale supera i 150 milioni di euro. Non solo.
        L’allarme “batterio killer” rischia di “bruciare” in poche settimane circa 10 mila posti di lavoro nel settore primario. Il caso E.coli è scoppiato proprio a ridosso delle grandi campagne di raccolta nel nostro Paese, e ora migliaia di stagionali (soprattutto extracomunitari) temono di rimanere con le “mani in mano” se la situazione non torna rapidamente alla normalità. Giugno e luglio infatti -ribadisce la Cia- sono i mesi “clou” per la raccolta di frutta e ortaggi e richiamano nei campi oltre 60 mila stagionali. Ma questo fermo improvviso mette in pericolo il 10 per cento di questa forza lavoro (circa 6 mila addetti). Senza contare che il blocco del comparto ortofrutticolo ha effetti a cascata anche su tutta la filiera: a rischio ci sono quasi 4 mila occupati dell’agroindustria e dell’indotto (trasportatori, imballatori, distributori).
        Una situazione critica, insomma, che richiede subito misure correttive e adeguati e tempestivi indennizzi da parte dell’Unione europea a tutti gli attori del settore. Bruxelles deve fare di più, visto che a soffrire sono gli agricoltori e i produttori ortofrutticoli di tutta l’Ue. Oltre all’Italia -sottolinea la Cia- a patire di più il caos da “batterio killer” è sicuramente la Spagna, che nella caccia all’“untore” è stata additata per giorni come la colpevole per la sua produzione di cetrioli e che in meno di due settimane ha perso circa 250 milioni di euro. Bene non va neppure alla Francia, che subisce danni economici per 60 milioni, mentre Germania e Paesi Bassi contano perdite per 50 milioni di euro rispettivamente. Vanno poi aggiunti i danni minori a paesi meno esportatori come il Belgio (10 milioni) e la Danimarca (2,5 milioni). Per un totale di 573 milioni di euro.
        E tuttavia -avverte la Cia- le proposte che sono state annunciate finora dalla Commissione Ue appaiono completamente insufficienti per fronteggiare una situazione che ormai ha assunto contorni drammatici. D’altronde, i nostri produttori si sono trovati di fronte a un’emergenza di cui non hanno alcuna colpa. Ecco perché ora è indispensabile che venga sgombrato al più presto qualsiasi dubbio, ridando certezze sia ai consumatori che agli agricoltori. La Confederazione chiede, quindi, che venga definita con estrema chiarezza la causa del “batterio killer”, che venga assicurato il ritiro dal mercato del prodotto incriminato, che sia fatta una chiara tracciabilità di tutte le fasi della filiera, dalla produzione alla distribuzione. Perché eventi del genere non si verifichino più in futuro.
        Del resto, l’Italia ha già pagato troppo per i danni provocati all’agricoltura e alla zootecnia nazionali dalle psicosi vere o presunte degli ultimi dieci anni. Tra “mucca pazza”, aviaria e influenza A -conclude la Cia- il bilancio in termini di costi della “paura a tavola” supera infatti la cifra record di 5 miliardi di euro.
 
 
5 miliardi di euro i danni provocati dalle ultime emergenze alimentari:
 
Bse                                                         2,6 miliardi di euro
 
Aviaria                                                    750 milioni di euro
 
Influenza suina o influenza A                  250 milioni di euro
 
Diossina (carni, uova, latte, suini)           370 milioni di euro
 
Mozzarelle di bufala                                 380 milioni di euro
 
Peste suina                                             250 milioni di euro
 
Afta epizootica                                        200  milioni di euro
 
Manzo agli ormoni                                   150  milioni di euro



Mozzarelle di bufala e suini alla diossina.
I casi esplodono nel 2008, nel 2009 e all’inizio del 2011. La diossina è la minaccia alimentare più grave degli ultimi 20 anni in Europa.
 
Diossina.
Risale al 1998 l'allarme per la presenza di alti livelli di diossina nel latte di bovini in Francia, causato dalla contaminazione di componenti dei mangimi provenienti dal Brasile. Ancora i mangimi contaminati un anno più tardi sono stati all'origine di un allarme in Belgio, con la contaminazione di pollame e carni rosse, uova e latte. E risale alla primavera scorsa, in Italia, l'allarme sulla mozzarella contaminata.
 
Aviaria.
Una delle ultime grandi psicosi è stata causata dall'influenza aviaria, con la presenza del virus H5N1 nei volatili e 351 casi di infezione trasmessa dagli animali all'uomo, con 129 morti, avvenuti soprattutto in Asia fra 2003 e 2008. L'aviaria ha portato con sé una forte contrazione dei consumi di carne bianca e l'abbattimento di milioni di volatili negli allevamenti di mezzo mondo, anche in circostanze per le quali il rischio infezione era tutt'altro che provato.
 
“Mucca pazza” (Bse).
L'allarme sull'Encefalopatia spongiforme bovina (Bse) risale a metà degli anni '90. La malattia era originata in parte da farine animali e, se trasmessa all'uomo, si manifestava con una nuova versione della malattia di Creutzfeldt-Jakob. Il maggior numero di casi si è avuto in Gran Bretagna, con 158 vittime. Dal 1994 e fin dopo il 2000 la Ue ha imposto norme sanitarie severissime per gli allevamenti. In quegli anni i consumi di carne bovina subirono un brusco rallentamento.
 
Peste suina.
Colpì nel 2002 Germania, Francia e Lussemburgo. I problemi in questo caso ebbero una natura solo economica, perché la malattia non presenta rischi per le persone. Ma il principio di precauzione spinse i consumatori a ridurre fortemente l'acquisto di carne suina.
 
Afta epizootica. Chiamata anche Lingua blu, nel 2001 esplose in Gran Bretagna, dove vennero abbattuti oltre 6,5 milioni di ovini, e poi si diffuse in Irlanda, Francia e Olanda. La causa fu attribuita alla nutrizione dei maiali con scarti di cucina contenenti prodotti animali importati dall'Asia.
 
Manzo agli ormoni.
Nel 1988 la carne di manzo proveniente dagli Stati Uniti divenne un problema per i consumatori europei a causa degli ormoni steroidei utilizzati negli allevamenti americani, ma in Europa ritenuti a rischio per la salute.
 
Influenza suina o influenza A.
Nel 2009 esplode la vicenda dell’influenza A. In un primo momento si dà la colpa ai maiali e la notizia sconvolge il settore suinicolo. Poi vengono scagionati gli allevamenti, ma il danno è di rilevanti dimensioni.
 
Mozzarelle blu.
Il caso risale al 2010. Sono contaminate da un batterio negli stabilimenti di produzione tedeschi. Anche in questo caso il danno per i prodotti lattiero-caseari sono notevoli.
 

______________________________________
Settore Comunicazione e Immagine
CIA- Confederazione italiana agricoltori
Via Mariano Fortuny, n. 20
00196-ROMA
Tel. 06-3227008
Fax 06-3208364
E-mail: cia.informa@cia.it

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl