L'agricoltura torna a respirare, ma senza un nuovo progetto 250 mila imprese rischiano di chiudere. In pericolo più di 2 milioni di ettari di terreni coltivati. Negli ultimi tre anni tolte risorse per 1,5 miliardi di euro

Negli ultimi tre anni tolte risorse per 1,5 miliardi di euro Alla quinta Conferenza economica di Lecce la Cia lancia l'allarme.

Persone Mariano Fortuny, Un'assise, Francesco Saverio Romano
Luoghi Italy, Cremona, Lecce
Argomenti music, composition

06/set/2011 14.57.25 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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L’agricoltura torna a respirare, ma senza un nuovo progetto 250 mila imprese rischiano di chiudere. In pericolo più di 2 milioni di ettari di terreni coltivati. Negli ultimi tre anni tolte risorse per 1,5 miliardi di euro

Alla quinta Conferenza economica di Lecce la Cia lancia l’allarme. Serve una rinnovata politica agraria nazionale. Gli Stati generali devono essere l’occasione per dare una positiva svolta al settore. Dal governo soltanto promesse, ma pochi atti concreti. I costi produttivi, contributivi e burocratici restano l’assillo maggiore per gli imprenditori agricoli. Uno scenario difficile, ma il settore mostra vitalità.
 
         L’agricoltura italiana torna a respirare. Il valore aggiunto nel 2010 è cresciuto dell’1 per cento, la produzione ha mostrato segni di ripresa (meno 0,6), i prezzi sono risaliti, anche se il recupero rispetto al tracollo degli anni precedenti è ancora lungo e difficile. Ma senza un concreto nuovo progetto di sviluppo si prospetta un futuro assai complicato. Un’impresa agricola su tre resta a rischio. I bilanci aziendali rimangono “in rosso”. I costi produttivi crescono in maniera preoccupante e con essi gli oneri contributivi e il “peso” asfissiante degli adempimenti burocratici. Nel triennio 2011-2013, senza immediati e straordinari interventi a sostegno degli agricoltori e soprattutto senza una nuova politica agraria, 250 mila aziende possono chiudere i battenti e più di 2 milioni di ettari di terreni coltivati sono in grave pericolo. Non solo. Si potrebbero verificare un “taglio” deciso all’occupazione e pesanti conseguenze anche del “made Italy”. Questo il grido d’allarme lanciato oggi dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori durante la quinta Conferenza economica in svolgimento a Lecce.
        I motivi di questo possibile scenario sono noti e dalla Cia più volte denunciati: costi produttivi sempre più pesanti; oneri contributivi e burocratici opprimenti; redditi falcidiati; prezzi sui campi non remunerativi; mancanza di una politica adeguata nei confronti del settore che allontana in maniera inesorabile lo sviluppo; scarsissima attenzione da parte del governo; pochi e fragili sostegni pubblici; un’agguerrita competitività a livello internazionale.
        “Negli ultimi dieci anni -dice il presidente della Cia Giuseppe Politi- circa 500 mila imprese agricole, in particolare quelle che operavano in zone di montagna e svantaggiate, hanno chiuso i battenti. Solo nel 2010 più di 25 mila sono andate fuori mercato. Il rischio è che questa cifra nei prossimi tre anni possa decuplicare. Sarebbe una tragedia per l’intero settore”.
        Negli ultimi tre anni poco e nulla è stato fatto nei confronti delle imprese agricole. Anzi, si è assistito -afferma la Cia- ad un “taglio” netto delle risorse: 1,5 miliardi di euro. Insomma, un totale disinteresse. In tutte le misure adottate dal governo non si trovano interventi mirati alla soluzione delle complesse questioni che oggi assillano gli imprenditori agricoli italiani, specialmente sotto il profilo dei costi.
        Ecco perché la Cia vede con grande interesse gli Stati generali dell’agricoltura annunciati dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Francesco Saverio Romano per il prossimo mese di novembre a Cremona. Un’assise che la Confederazione aveva sollecitato fin dal 2004 poiché indispensabile per un alto confronto durante le quale delineare un nuovo progetto di politica agraria nazionale che si pone urgente in vista delle sfide che la nostra agricoltura è chiamata ad affrontare, a partire dalla riforma della Politica agricola Ue post 2013.
        E proprio quello dei costi è l’emergenza più grave. Tra mezzi di produzione (concimi, mangimi, sementi, antiparassitari e specialmente carburante), oneri contributivi e burocratici, siamo in presenza di un peso insostenibile. Nei primi cinque mesi del 2011 solo il “caro-gasolio” è costato all’agricoltura, in particolare alle serre, un conto molto salato: oltre 15 milioni di euro in più.
        Ma il fronte dei costi è da tempo che sta minando le basi della nostra agricoltura. Basti pensare che in sei anni, dal 2005 ad oggi, si è assistito a rincari considerevoli. Per alcuni prodotti i prezzi pagati dall’agricoltore sono addirittura triplicati. Tra questi, soprattutto il carburante ha inciso in modo grave sulla gestione aziendale. Una situazione preoccupante che, sommata ai prezzi non remunerativi sui campi, diventa esplosiva e rischia di trascinare nel baratro migliaia di aziende che non riescono più a stare sul mercato.
        Un trend negativo che ha avuto i suoi riflessi sui redditi degli agricoltori che negli ultimi tre anni sono stati “tagliati” di oltre il 20 per cento.
         Attualmente i costi produttivi -avverte la Cia- incidono nella gestione aziendale agricola, in media, tra il 60 e l’85 per cento. Nel 2010 l’incremento di questi oneri è stato dell’8 per cento rispetto al 2009; mentre per il 2011, secondo le ultime stime l’incremento dovrebbe oscillare tra l’8 e il 10 per cento.
        Non solo. A questi incrementi -rimarca la Cia- si devono aggiungere, nonostante la fiscalizzazione per le zone svantaggiate e di montagna, anche gli oneri previdenziali (in poco meno di due anni sono cresciuti del 26 per cento) e quelli di carattere burocratico. Costi onerosi che frenano drammaticamente le imprese, compromettendone la tenuta sul mercato e con un’incidenza negativa notevole sull’occupazione e la competitività.
        “Dobbiamo capire che -rimarca Politi- un Paese senza una valida agricoltura non ha futuro. In altri Stati europei i problemi agricoli vengono affrontati in maniera diversa e certamente più incisiva. Non si può continuare ad ignorare una realtà grave che è sotto l’occhio di tutti. Bisogna evitare che un grande patrimonio, qual’è quello agricolo e rurale dell’Italia, non vada disperso e si frammenti ulteriormente. Le conseguenze sarebbero devastanti non solo per il settore, ma anche per l’intera economia”.
 
 Aumento dei costi produttivi per le aziende agricole

2000+ 3,5%
2001+ 4,8%
2002+ 3,6%
2003+ 2,8%
2004+ 5,1%
2005+ 4,6%
2006+ 5,2%
2007+ 6,1%
2008+10,6%
2009  +11
2010 +8%



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