Batterio killer: ora la Germania paghi i danni

Se le notizie che vengono dalla Germania sono vere, il governo tedesco è chiamato a rispondere direttamente del gravissimo danno causato all'ortofrutta di tutta Europa, in particolare Italia e Spagna.

Persone Mariano Fortuny, Robert Koch
Luoghi Italy, Spain
Argomenti linguistics, music

06/ott/2011 14.44.56 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Batterio killer: ora la Germania paghi i danni
 
La Confederazione italiana agricoltori commenta le ultime notizie sull’origine dell’epidemia: i germogli di soia. Frutta e verdura “innocenti”, ma intanto le conseguenze per i produttori sono disastrose.
 
        Se le notizie che vengono dalla Germania sono vere, il governo tedesco è chiamato a rispondere direttamente del gravissimo danno causato all’ortofrutta di tutta Europa, in particolare Italia e Spagna. È quanto afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alle novità sulla vicenda E.coli che sta preoccupando l’Europa da settimane.
        L’annuncio dell’Istituto Robert Koch, secondo cui la causa dell’epidemia batterica sono i germogli di soia prodotti in un’azienda tedesca, fa finalmente chiarezza e scagiona frutta e verdure europee che, in poco più di due settimane, hanno subito un crollo verticale delle vendite e i produttori hanno pagato pesantemente la psicosi che si è sviluppata sull’onda di notizie frammentarie e confuse.
La completa disinformazione -sottolinea la Cia- ha messo in ginocchio -complice l’opacità e la lungaggine con cui è stata gestita la vicenda dalle autorità sanitarie tedesche- le imprese ortofrutticole di tutta la Ue. Solo in Italia i danni ammontano a 150 milioni di euro, con una flessione dei consumi di oltre il 30 per cento in sole due settimane.
        È giusto -rileva la Cia- che a pagare non sia solo l’Europa, ma anche e soprattutto la Germania, che ha delle responsabilità enormi. Vanno stanziati aiuti di gran lunga superiori ai 210 milioni previsti dalla Commissione di Bruxelles. Finanziamenti che coprono realisticamente solo un terzo del disastro causato all’intero settore dell’ortofrutta.

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