Batterio hamburger: in Italia la carne è sicura. Niente allarmismi, i controlli funzionano

Batterio hamburger: in Italia la carne è sicura.

Persone Mariano Fortuny
Luoghi Steaks Country, Italy, France, Lille, Germania
Argomenti music, law, gastronomy, linguistics

16/giu/2011 14.59.43 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Batterio hamburger: in Italia la carne è sicura. Niente allarmismi, i controlli funzionano
 
La Cia preoccupata: i nostri allevatori già lottano con un calo strutturale degli acquisti di carne bovina (meno 4,6 per cento nel 2010), un ulteriore crollo delle vendite a causa di un’eventuale psicosi sarebbe disastroso.
 

        Non è ancora finita l’emergenza E.coli sui germogli di soia che il governo di Berlino diventa protagonista di un nuovo allarme alimentare. Secondo le ultime notizie, infatti, la carne degli hamburger surgelati di marca “Steaks Country” - che in Francia ha portato all’ospedale sei bambini con sintomi riconducibili a un’altra forma di “batterio killer” - proviene appunto da Germania, Belgio e Olanda. Si tratta dell’ennesimo caso che rischia di avere effetti devastanti sulle produzioni alimentari di tutt’Europa: dopo l’ortofrutta, questa vicenda di Lille può portare a una nuova psicosi da consumi di carne bovina. E noi non ce lo possiamo permettere: bisogna che ognuno, a cominciare dal Paese tedesco, smetta di fare finta di niente e si assuma finalmente le sue responsabilità. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
        Intanto rassicuriamo i consumatori sul fatto che le nostre produzioni sono sicure e facilmente riconoscibili dall’etichetta d’origine, che per le carni bovine è obbligatoria per legge -continua la Cia-. Soprattutto dal 2001 con la vicenda Bse, l’Europa ha messo in piedi un sistema di controlli efficace e capillare, che garantisce una chiara tracciabilità di tutte le fasi della filiera, dalla produzione alla distribuzione.
        Quindi non creiamo allarmismi ingiustificati nel nostro Paese -conclude la Cia-. Gli allevatori italiani già combattono con un calo pesante degli acquisti di carne rossa (che ha perso il 4,6 per cento nel 2010 e ben il 5,1 per cento solo nel primo trimestre 2011) e non hanno bisogno di un ulteriore crollo delle vendite, causato dall’ennesima psicosi alimentare del tutto infondata.
 

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