La Cia insieme a Libera per dire "no" alle mafie

23/giu/2011 16.15.00 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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La Cia insieme a Libera per dire “no” alle mafie
 
4.000 volontari a scuola di legalità in 26 terreni confiscati alla criminalità organizzata: presentato oggi a Roma il progetto “E!state liberi!” dell’associazione di don Luigi Ciotti, di cui la Confederazione italiana agricoltori è partner. Un impegno civile che fa del lavoro della terra un modello di sviluppo alternativo al sopruso e alla sopraffazione.
 
La Cia-Confederazione italiana agricoltori, ancora una volta insieme a “Libera”, dice “no” alle mafie. Con il progetto “E!state liberi! 2011” prosegue la collaborazione con l’associazione di don Luigi Ciotti, sancita ufficialmente nel luglio del 2008 da un protocollo d’intesa. Un accordo secondo cui la Cia “attraverso le sue strutture e i suoi tecnici -si legge- fornirà consulenza e assistenza alle cooperative e ai soci del progetto ‘Libera Terra’ nella gestione dei terreni confiscati alla criminalità organizzata”.
L’ultimo esempio in ordine di tempo di questo impegno reciproco a sostegno della legalità è “E!state liberi! 2011”, l’iniziativa presentata oggi in conferenza stampa a Roma, che porterà nei terreni confiscati alla criminalità organizzata migliaia di volontari per un’esperienza di lavoro e di studio, un modo di esercitare “sul campo” la cittadinanza attiva e di restituire dignità alle tante realtà umiliate dallo sfruttamento mafioso. È una scuola di legalità -sostiene la Cia- rivolta soprattutto ai giovani, che parte dal lavoro della terra come modello di solidarietà e giustizia sociale, principi capaci di combattere la cultura del racket, del sopruso e del clientelismo.
Momenti di formazione socio-culturale del fenomeno mafioso e delle sue conseguenze, si alterneranno al vero e proprio lavoro nei 26 campi, distribuiti in 12 regioni, che ospiteranno questa sorta di “workshop” a cielo aperto, a cui quest’anno parteciperanno 4.000 volontari. La Cia, partner del progetto, rinnova quest’anno il suo contributo concreto fornendo materiali didattici sull’agricoltura etica e sullo sviluppo sostenibile, ma soprattutto mettendo a disposizione degli iscritti le competenze specifiche dei propri associati sulle tecniche di coltivazione.
“Un’esperienza di conoscenza, concretezza, collaborazione e corresponsabilità- afferma il presidente di Libera don Ciotti-, un esercizio di impegno civile e politico che parte dalla dignità del lavori più umili. Sporcarsi le mani di terra è un arricchirsi mettendosi al servizio del bene comune”.
Quello tra la Cia e Libera -come ha affermato il presidente Giuseppe Politi- è un cammino comune di esperienze e progetti che parte dal 2001 quando si è costituita la cooperativa “Placido Rizzotto”, che produce l’ormai noto vino “Cento passi” dalle uve delle terre sequestrate ai boss Brusca e Riina del clan dei Corleonesi nel palermitano e arriva fino alla costituzione della neonata cooperativa casertana “Terre di don Peppe Diana”, che ha recuperato i campi del clan camorristico dei casalesi capeggiato da Francesco Schiavone, da cui si produce la “mozzarella della legalità”.
“Partecipare a quest’iniziativa -rileva don Ciotti- significa occupare quel vuoto politico e sociale in cui si insinua la mafia. Significa ‘esserci’ con determinazione, perché la forza della criminalità organizzata è nelle nostre assenze”.

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