Istat: il rialzo delle vendite alimentari ad aprile "gonfiato" dall'effetto Pasqua . Le prospettive restano incerte

24/giu/2011 12.37.06 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: il rialzo delle vendite alimentari ad aprile “gonfiato” dall’effetto Pasqua. Le prospettive restano incerte
 
Secondo la Cia, sul risultato tendenziale hanno pesato fortemente i 3,5 miliardi di euro spesi dalle famiglie italiane per imbandire le tavole di Pasqua.
 

        Ad aprile le vendite di beni alimentari tornano a crescere, con un incremento dello 0,8 per cento sul mese precedente e del 4,7 per cento sull’anno. Si tratta di un primo segnale positivo, ma certo non sufficiente a invertire la tendenza fortemente negativa dei consumi delle famiglie (-3,6 per cento nel primo trimestre 2011 e -0,6 per cento nel 2010). Anche perché il risultato record di aprile è “gonfiato” dall’“effetto Pasqua”. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati sul commercio al dettaglio diffusi oggi dall’Istat.
        Nonostante le difficoltà economiche e la crescente propensione al risparmio -spiega la Cia- gli italiani non rinunciano a celebrare le festività anche a tavola. Quest’anno, per riempire il carrello di Pasqua le famiglie hanno speso complessivamente circa 3,5 miliardi di euro, con un incremento in valore rispetto al 2010 del 5,7 per cento. Una cifra che trascina il alto le vendite alimentari complessive, regalando una boccata d’ossigeno a tutte le tipologie commerciali. Ad aprile, infatti, segnano variazioni positive sia i piccoli negozi di quartiere (più 1,9 per cento) che gli esercizi della Gdo (più 6,5 per cento). In particolare, gli acquisti negli ipermercati crescono del 2,8 per cento tendenziale, quelli nei supermercati del 5,9 per cento e quelli nei discount del 5,8 per cento.
        Ora bisogna avere cautela e attendere i prossimi dati sul commercio al dettaglio -continua la Cia- ma nell’immediato futuro le prospettive di rialzo dei consumi alimentari restano molto incerte e sicuramente non potranno coprire le perdite subite negli ultimi tre anni. Quando c’è stato un calo costante del budget per gli alimentari.
        Il “portafoglio” dedicato a cibo e bevande, infatti, era di 461 euro mensili a famiglia nel 2009, cala a 447 euro medi al mese nel 2010. Vuol dire il 3,1 per cento in meno in dodici mesi e ben il 6 per cento in meno da quando è cominciata la crisi. Rispetto al 2008 cioè, quando si spendevano mediamente 475 euro in alimenti, le famiglie italiane -conclude la Cia- hanno destinato quasi 30 euro in meno ogni mese per fare la spesa al supermercato.
 

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