Istat: a maggio per l'agricoltura costi produttivi su del 5,1 per cento. Mangimi e carburanti alle stelle

28/giu/2011 12.22.59 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: a maggio per l’agricoltura costi produttivi alle stelle (più 5,1 per cento)
 
A pesare di più sono mangimi, concimi e carburanti. Secondo la Cia, si tratta di una situazione insostenibile per le imprese, tanto più che i prezzi sui campi non compensano l’aumento delle spese di produzione. 
 
 
        Non più solo il “caro-carburante”. A mettere in difficoltà le aziende agricole italiane, spingendo sempre più su i costi di produzione, ci pensano i rincari “record” di mangimi e fertilizzanti. Soltanto a maggio, la spesa per i composti destinati all’alimentazione animale è cresciuta del 17 per cento annuo, mentre quella per i concimi è salita del 5,8 per cento e quella per l’energia del 4,1 per cento. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base dei dati Ismea, in occasione della diffusione del rapporto mensile dell’Istat sui prezzi alla produzione industriali.
        In particolare sul fronte energetico -sottolinea la Cia- gli agricoltori “sborsano” a maggio l’1,8 per cento in più del 2010 per l’elettricità, il 3,7 per cento in più per i lubrificanti e soprattutto il 5,2 per cento in più per i carburanti. Per le imprese si tratta di un rincaro insostenibile, tanto più in questo periodo dell’anno in cui ci sono le operazioni di semina, concimazione, diserbo, irrigazione, trinciatura e raccolta. Tutte pratiche che richiedono l’impiego di macchinari e, quindi, un grande utilizzo di carburante.
        D’altra parte -ricorda la Cia- mentre aumentano costantemente i costi produttivi (che a maggio segnano in totale un più 5,1 per cento tendenziale e un più 0,3 per cento sul mese precedente), i prezzi all’origine restano non remunerativi per gli agricoltori. Rispetto ad aprile, le quotazioni sui campi hanno perso lo 0,5 per cento, con una riduzione “boom” per la frutta (meno 7,1 per cento). Colpa dell’allarme “batterio killer”, che ha costretto moltissimi produttori ortofrutticoli a vendere sottocosto pur di non distruggere l’invenduto.

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