Censimento Istat: l'agricoltura esce dall'immobilismo strutturale, ma non c'è ricambio generazionale

Censimento Istat: l'agricoltura esce dall'immobilismo strutturale, ma non c'è ricambio generazionale.

Persone Alberto Giombetti, Romano
Organizzazioni ISTAT, CIA
Argomenti agricoltura, economia, politica

07/mag/2011 14.51.39 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: l’agricoltura esce dall’immobilismo strutturale, ma non c’è ricambio generazionale
 
A commento dei primi dati sul Censimento, la Cia evidenzia la crescita positiva della dimensione media aziendale. Un processo che, però, ha contribuito a determinare la chiusura di oltre un terzo delle imprese del settore. Ora bisogna usare questi risultati per costruire un nuovo progetto di sviluppo
 

         L’impressione generale è che l’agricoltura stia uscendo, e in modo irreversibile, da un certo immobilismo strutturale. Un processo che però non è indolore, visto che fenomeni positivi come l’ampliamento dimensionale delle imprese agricole sono conseguenza di una forte contrazione del numero di aziende attive. In 10 anni, infatti, sono uscite dal mercato ben 775 mila unità (meno 32,2 per cento), soprattutto tra le Pmi. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati provvisori del 6° Censimento generale dell’agricoltura, presentati oggi alla sede dell’Istat in una conferenza stampa a cui ha partecipato -tra gli altri- il coordinatore della Giunta nazionale Cia, Alberto Giombetti.
        Le aziende agricole italiane passano, dunque, da 2,4 milioni a 1,6 milioni -osserva la Cia- mentre la superficie agricola utilizzata resta pressoché stabile: tra il 2000 e il 2010 perde “solo” il 2,3 per cento. Questo significa che le imprese cominciano ad aggregarsi e consolidarsi in unità di maggiori dimensioni, oggi una necessità irrinunciabile per essere competitive sui mercati internazionali, ma c’è bisogno di uno sforzo ancora maggiore per equipararci alla media europea (12 ettari contro i 7,9 ettari italiani).
        In più, serve accelerare il processo di ricomposizione fondiaria, che procede ancora a rilento nonostante il “boom” dei terreni dati in affitto (più 52,4 per cento) o in uso gratuito (più 76,6 per cento).
        A questi timidi segnali di cambiamento si contrappone, però, un dato fortemente negativo: nel Censimento non c’è traccia di ricambio generazionale. Ad oggi, infatti, solo il 2,5 per cento delle imprese agricole ha un titolare con meno di 30 anni -sottolinea la Cia-. Dieci anni fa era il 2,1 per cento. Si tratta di un aumento davvero misero, e di un’ulteriore prova del fatto che finora si è fatto poco o nulla per favorire e incentivare l’ingresso dei giovani nel settore, nonostante i continui appelli della nostra Confederazione.
        Ecco perché ora, sulla base della fotografia del settore scattata dall’Istat, bisogna lavorare alla costruzione di un nuovo progetto di politica agraria -conclude la Cia-. Utilizzando i risultati del Censimento come riferimento e richiamo, è necessario creare un nuovo piano di sviluppo per il settore. L’occasione della svolta potranno essere i prossimi Stati generali dell’agricoltura, convocati per novembre dal ministro Romano.   

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