Istat: anche a tavola è sempre crisi. Il calo del potere d'acquisto si riflette sul carrello alimentare

Il calo del potere d'acquisto si riflette sul carrello alimentare La Cia commenta i risultati dell'indagine diffusa dall'Istituto nazionale di statistica: nel primo trimestre 2011 la spesa per i consumi finali cresce dello 0,9 per cento ma non riguarda cibo e bevande, che nello stesso periodo perdono il 3,6 per cento.

Luoghi Italia, Sud
Organizzazioni ISTAT, CIA
Argomenti economia, alimenti, commercio, agricoltura

07/ago/2011 13.17.13 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: anche a tavola è sempre crisi. Il calo del potere d’acquisto si riflette sul carrello alimentare
 
La Cia commenta i risultati dell’indagine diffusa dall’Istituto nazionale di statistica: nel primo trimestre 2011 la spesa per i consumi finali cresce dello 0,9 per cento ma non riguarda cibo e bevande, che nello stesso periodo perdono il 3,6 per cento. Gli italiani cambiano abitudini e diminuiscono sia la quantità che la qualità dei prodotti.
 
        I redditi delle famiglie sono fermi e il potere d’acquisto diminuisce così come la propensione al risparmio. Nel primo trimestre del 2011 gli italiani continuano a subire gli effetti della crisi economica, e anche se aumenta lievemente la spesa per i consumi finali (più 0,9 per cento), l’incremento purtroppo non coinvolge il budget per gli alimentari. Tra gennaio e marzo, infatti, gli acquisti di cibo e bevande sono crollati del 3,6 per cento. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i risultati dell’indagine diffusa oggi dall’Istat.
        Gli italiani, dunque, continuano a spendere meno a tavola e per questo cambiano le proprie abitudini “culinarie”. Un dato reso evidente da un sondaggio della Cia, secondo cui oltre la metà delle famiglie italiane (il 60 per cento) sostiene di aver modificato il menù rispetto al passato e il 35 per cento di aver limitato gli acquisti. Significa che oggi ben 7,7 milioni di famiglie riempiono di meno le buste della spesa e non soltanto di prodotti superflui, ma di quelli che da sempre sono ritenuti beni di prima necessità.
        Nel contesto dei “tagli” alimentari, viene fuori che il 41,4 per cento degli italiani ha diminuito gli acquisti di frutta e verdura, il 37 per cento quelli di pane e pasta e il 38,5 per cento quelli di carne e pesce. Indicazioni che trovano conferma anche nei dati Ismea sui consumi domestici relativi al primo trimestre 2011: tra gennaio e marzo -ricorda la Cia- sono calate drasticamente le quantità acquistate di frutta e agrumi (meno 8,7 per cento), di prodotti ittici (meno 7,5 per cento), di pane (meno 7,1 per cento), di latte e derivati (meno 6,3 per cento), di carni bovine (meno 5,1 per cento) e di pasta (meno 1,4 per cento).
        Oltre alla quantità -aggiunge la Cia- i consumatori sono costretti spesso a rinunciare anche alla qualità. Complice la perdita di potere d’acquisto e la ripresa dell’inflazione, il 34 per cento delle famiglie del Belpaese (7,4 milioni) dichiara di optare per prodotti di qualità inferiore e il 30 per cento (6,6 milioni) di rivolgersi ormai quasi esclusivamente alle promozioni commerciali.
        In base alle stime della Cia, per tutto il 2011 l’andamento degli acquisti domestici alimentari resterà negativo, compreso tra il meno 0,2 e il meno 0,5 per cento, con una flessione della domanda più marcata nel Mezzogiorno che nel resto d’Italia.

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