Inflazione: il "caro-benzina" continua a infiammare la tavola. Anche sui campi crescono soltanto i costi

14/lug/2011 15.07.11 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: il “caro-benzina” continua a infiammare la tavola. Anche sui campi crescono soltanto i costi
 
I prezzi dei carburanti lievitano e i rincari pesano sulla busta della spesa -ricorda la Cia-. Le imprese agricole restano in grande difficoltà: s’impennano le spese produttive.
 

          Il “caro-benzina” tiene alti i prezzi alimentari e costringe una famiglia su tre a tagliare sul carrello della spesa. I primi dati relativi al 2011 segnalano, infatti, una flessione del 3,6 per cento dei consumi alimentari, che segue il trend negativo già registrato lo scorso anno. Ma non è la materia prima agricola a “pesare” di più: sugli aumenti al supermercato incidono soprattutto le spese di trasporto, visto che i prodotti, dal campo alla tavola, viaggiano su strada nell’85 per cento dei casi. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat.
          L’impennata di benzina e gasolio a giugno (rispettivamente più 11,9 per cento e più 14 per cento) continua quindi a infiammare i listini al dettaglio e spinge in alto l’inflazione -spiega la Cia-. Nel mese i prezzi degli alimentari (incluse le bevande alcoliche) crescono del 3 per cento tendenziale, raggiungendo i valori più elevati dal 2008. In particolare, i prezzi dei prodotti lavorati crescono dello 0,4 per cento su base congiunturale e del 2,6 per cento rispetto a maggio 2010, mentre i prezzi dei prodotti non lavorati diminuiscono dello 0,3 per cento sul mese ma salgono al 3,8 per cento sull’anno.
          La conseguenza più immediata del rialzo dei prezzi alimentari è la “dieta” a tavola per oltre il 30 per cento delle famiglie -aggiunge la Cia-. Gli italiani modificano il menù quotidiano e rinunciano a frutta (meno 8,7 per cento), pesce (meno 7,5 per cento), pane (meno 7,1 per cento), formaggi (meno 6,3 per cento), carni rosse (meno 5,1 per cento).
          Ma gli effetti del “caro-petrolio” si fanno sentire anche sull’agricoltura. Solo a maggio le imprese del comparto hanno dovuto fare i conti con rincari del carburante superiori al 5 per cento. In pochi mesi -osserva la Cia- il gasolio agricolo è, infatti, passato da 50 centesimi a più di un euro al litro. Per le imprese si tratta di un incremento insostenibile, visto che il gasolio è “re” nel settore: non solo è necessario per il riscaldamento delle serre ma per l’alimentazione dei mezzi meccanici, a partire dai trattori. E si fa indispensabile proprio in questi mesi in cui ci sono le operazioni di semina, concimazione, diserbo, irrigazione, trinciatura e raccolta.
          Se continua così -conclude la Cia- c’è il rischio che a fine 2011 l’intero mondo agricolo sia costretto a sostenere un costo aggiuntivo di oltre 2 miliardi di euro, determinato proprio dai rialzi dei prodotti petroliferi. Con il fondato pericolo che migliaia di imprese, non riuscendo più a sostenere i costi, possano uscire dal mercato.

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