Per dire "no" alle mafie arriva la mozzarella con il gusto della legalità

Per dire "no" alle mafie arriva la mozzarella con il gusto della legalità.

Persone Luigi Ciotti, Peppe Diana, Giuseppe Politi, Michele Zaza
Luoghi Castel Volturno
Organizzazioni Placido Rizzotto, Libera, Camorra, CIA
Argomenti criminalità, agricoltura, economia

14/lug/2011 16.03.25 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Per dire “no” alle mafie arriva la mozzarella con il gusto della legalità
 
La criminalità si combatte anche con l’agricoltura. Dai terreni confiscati al boss Michele Zaza nasce, su iniziativa di Libera, un prodotto simbolo di giustizia e di solidarietà sociale. Anche il presidente della Cia Giuseppe Politi a Castel Volturno insieme ai rappresentanti di altre associazioni partner per la presentazione del progetto della cooperativa “Le terre di Don Peppe Diana”.
 
La lotta alle mafie si combatte anche con i prodotti della terra. Questa volta è il turno della “mozzarella della legalità”. Dopo i paccheri, il vino, l’olio, i legumi, la farina e gli ortaggi, il menù dei prodotti simbolo di giustizia, coltivati nelle terre strappate alla criminalità organizzata, si arricchisce ulteriormente. Oggi a Castel Volturno il presidente di Libera Don Luigi Ciotti ha presentato, nell’ambito del “Festival dell’impegno civile”, l’ultimo progetto che la Cooperativa sociale “Le terre di Don Peppe Diana” svolge sulla tenuta agricola confiscata al ‘re del contrabbando’ Michele Zaza, uno dei più importanti boss della camorra napoletana. All’iniziativa ha partecipato, insieme ai rappresentanti di altre associazioni che hanno preso parte al progetto, il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi.
In questo caso il “no” alla criminalità organizzata ha il sapore della mozzarella di bufala prodotta negli allevamenti dei terreni sequestrati a Michele Zaza detto ‘o pazzo, che nei suoi 7 ettari di estensione ospita ora un nuovo caseificio, gestito dalla cooperativa intitolata a Don Peppe Diana, il sacerdote ucciso quindici anni fa a Castel Volturno dalla camorra.
Il lavoro che Libera svolge con la collaborazione della Cia è una dimostrazione di impegno civile che vuole partire proprio dal lavoro della terra per proporre un modello di sviluppo alternativo alla logica del sopruso e del ricatto. Questo è solo l’ultimo esempio di un percorso comune che Libera e Cia portano avanti da anni, fin dalla fondazione nel 2001 della cooperativa “Placido Rizzotto” che produce l’ormai noto vino “I cento passi” dalle uve delle terre sequestrate al clan dei Corleonesi nel palermitano e arriva fino alla costituzione della neonata cooperativa casertana “Terre di don Peppe Diana”, che ha recuperato i campi del clan camorristico dei casalesi.
Una collaborazione sancita da un protocollo d’intesa del 2008, un accordo secondo cui la Cia “attraverso le sue strutture e i suoi tecnici -si legge- fornirà consulenza e assistenza alle cooperative e ai soci del progetto ‘Libera Terra’ nella gestione dei terreni confiscati alla criminalità organizzata”. Si contribuisce in questo modo ad un’adeguata gestione dell’attività agricola in tutti quei terreni che sono stati sottratti alle mani della criminalità e assegnati soprattutto a giovani che con il loro lavoro quotidiano  restituiscono dignità alle tante realtà umiliate dallo sfruttamento mafioso.
          “Il nostro impegno contro la criminalità organizzata -ha affermato Politi- è stato sempre fermo e deciso. In ogni frangente abbiamo sviluppato un’iniziativa forte in difesa della legalità e per il rispetto della legge. In questo contesto s’inserisce l’accordo con l’associazione ‘Libera’ e la commercializzazione della “mozzarella della legalità ”, questo nuovo simbolo di giustizia che arricchisce ulteriormente il menù dei prodotti, che sono strumenti di lotta alle mafie. Un’intesa che conferma il nostro solidale sostegno nei confronti di chi è mobilitato per la sicurezza e cerca di contrastare qualsiasi tipo di attività criminale”.

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