Povertà: due famiglie su cinque costrette a "tagliare" la spesa alimentare. Tre su dieci portano a tavola soltanto promozioni. E i discount fanno "boom"

15/lug/2011 12.54.59 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Povertà: due famiglie su cinque costrette a “tagliare” la spesa alimentare. Tre su dieci portano a tavola soltanto promozioni. E i discount fanno “boom”
 
La Cia commenta l’indagine dell’Istat: le difficoltà economiche degli italiani si riflettono anche nella composizione del menù quotidiano. Si acquista meno quantità, ma anche meno qualità.
 
         
Due famiglie su cinque costrette a “tagliare” la spesa alimentare e tre su dieci che comprano soltanto promozioni, sempre più frequenti nella nostra catena distributiva. E ancora: sei famiglie su dieci che cambiano menù e una su dieci che dice addio a pranzi e cene fuori dalle mura domestiche (ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie). Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito al Rapporto sulla povertà in Italia diffuso oggi dall’Istat.
        Sono dati che dimostrano le gravi difficoltà economiche delle famiglie che si impoveriscono sempre di più. Da quando è cominciata la crisi a oggi, la spesa media a famiglia per generi alimentari e bevande è diminuita già del 6 per cento. E sul fronte dei “tagli” -come rileva un’indagine della Cia condotta a livello territoriale- gli italiani certo non rinunciano solo al superfluo, anzi: nel 2010 il 41,4 per cento delle famiglie ha ridotto gli acquisti di frutta e di verdura, il 37 per cento quelli di pane e pasta, il 38,5 per cento quelli di carne (soprattutto bovina) e pesce. 
        Se invece si analizza la ripartizione geografica -sostiene ancora l’indagine Cia- si rileva che, sempre nell’anno passato, nelle regioni del Nord il 32 per cento delle famiglie ha limitato gli acquisti, mentre in quelle del Centro la percentuale di chi ha tagliato i consumi sale al 37 per cento. Nelle regioni del Sud, poi, si arriva fino al 49 per cento.
        Ma per risparmiare -aggiunge la Cia- le famiglie italiane non riducono solo gli acquisti, cambiano anche la tipologia di esercizio commerciale a cui rivolgersi. Nel 2010, infatti, i piccoli negozi e le botteghe tradizionali hanno perso il 5,7 per cento, mentre iper e supermercati si sono dovuti accontentare di un misero più 0,2 per cento. Di contro, gli unici punti vendita a segnare un balzo in avanti sono stati appunto gli hard-discount, con un aumento netto dell’1,3 per cento. Con la conseguenza che, oggi, la quota di famiglie che fa la spesa solo ai discount risulta pari al 10,1 per cento del totale.

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