Agricoltura: puntare sulle Op per superare la frammentazione e rendere le imprese più competitive

28/lug/2011 16.50.04 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agricoltura: puntare sulle Op per superare la frammentazione
e rendere le imprese più competitive
 
La regolamentazione dei mercati e l’aggregazione aziendale al centro del seminario organizzato dalla Cia a Roma. Il presidente Giuseppe Politi: solo uniti, i produttori possono avere più forza contrattuale nella filiera e operare con più efficienza in campo economico.
 
È ora che la qualità dell’agricoltura italiana si accompagni alla competitività delle imprese. E perché questo avvenga la parola d’ordine è organizzazione della filiera. In una giornata di lavori, che si è svolta oggi a Roma, dedicata alla regolamentazione dei mercati e all’aggregazione dell’offerta, la Cia-Confederazione italiana agricoltori ha aperto il confronto su un documento di proposte volte ad affrontare i problemi atavici dell’agricoltura italiana, affetta dalla tipica frammentazione aziendale e dalla scarsa forza contrattuale dei produttori nella filiera.
“È diventato sempre più urgente definire misure condivise in grado di regolamentare il mercato, con lo scopo di renderlo più equo ed equilibrato”. Ha affermato il presidente della Cia Giuseppe Politi. “Per questo è necessario lavorare per l’unità delle imprese, evitando però facili scorciatoie e ricette semplicistiche”.
Di fronte all’evidente necessità di regole per il mercato agricolo, la Cia rileva l’urgenza di un punto di svolta della politica agraria, che lavori seriamente a un rafforzamento e a una riforma delle Organizzazioni di produttori (Op), che devono diventare delle strutture economiche con funzioni d’impresa, costituite da agricoltori attivi e orientate a una gestione più equa dei rapporti di filiera.
“Le inefficienze delle organizzazioni di filiera sono la prima causa della scarsa competitività dell’agricoltura italiana”, ha sostenuto il responsabile del Dipartimento sviluppo agroalimentare della Cia Giuseppe Cornacchia, che ha ricordato i vantaggi di una filiera efficiente e organizzata, in grado di ridurre i costi burocratici e di sistema, di incrementare i redditi degli agricoltori, e di assicurare una più equa distribuzione del valore aggiunto a vantaggio degli agricoltori.
È assolutamente necessario -sostiene la Cia- partire dall’esperienza italiana dell’Ocm ortofrutta, per migliorarla, costruendo un modello nuovo che abbia una base esclusivamente agricola e che sia in grado di gestire i rapporti di filiera in modo da dare garanzie ai produttori. Cedendo il 75 per cento del prodotto aziendale alla Op, gli agricoltori contribuiscono all’accrescimento del valore aggiunto del prodotto che, aggregato, costituisce una massa critica in grado di stare sul mercato.
Si deve guardare alle Op -continua la Cia- come ai soggetti prioritari delle politiche agricole, che siano in grado di intercettare al meglio i finanziamenti pubblici, soprattutto in vista della nuova Pac. In tal senso, è indispensabile una razionalizzazione della Politica agricola comune, anche attraverso lo stanziamento di adeguate risorse per il rafforzamento del sistema delle Op. Ma rafforzare le organizzazioni di produttori non vuol dire finanziarne l’avviamento, altrimenti il rischio è di una corsa ai contributi anche da parte di quelle imprese che non hanno realmente intenzione di crescere in queste forme di aggregazione. Piuttosto si finanzino le Op che dimostrano di avere una strategia competitiva e un progetto d’impresa valido per stare sul mercato.
La maggiore efficienza e capacità commerciale legata a queste forme di aggregazione -conclude la Cia- dà all’agricoltura una maggiore forza contrattuale nelle dinamiche interne alla filiera. Solo superando l’annoso problema del caratteristico “nanismo” dell’agricoltura italiana, si può lavorare all’accrescimento della competitività dell’agricoltura.
 
 
 

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