Manovra: sui piccoli comuni attenzione a non penalizzare l'agricoltura . Razionalizzare solo dove possibile e utile

Manovra: sui piccoli comuni attenzione a non penalizzare l'agricoltura .

Luoghi Italia, Monteleone di Spoleto, Barbaresco, Barolo, Castelmagno, Roccaverano, Isola di Ventotene
Organizzazioni CIA
Argomenti economia, agricoltura, commercio, finanza

23/ago/2011 15.26.39 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Manovra: sui piccoli comuni attenzione a non penalizzare l’agricoltura. Razionalizzare solo dove possibile e utile
 
Secondo la Cia è indispensabile una razionalizzazione amministrativa, con consorzi e servizi messi in sinergia. Ma questo provvedimento, se non ben ponderato, può mettere a rischio l’identità di centinaia di produzioni di eccellenza strettamente legate alla propria denominazione d’origine. Così “muore Barolo” e centinaia di altre specialità.
 
           In Italia oltre il 72 per cento dei piccoli comuni conta meno di 5.000 abitanti e il 90 per cento di questi annovera produzioni enogastronomiche tipiche, preziose e di qualità. Pensare di abolire i municipi al di sotto dei 1000 abitanti vuol dire, in alcuni casi, perdere l’identità e la riconducibilità di prodotti legati a territori e microterritori, con una perdita tangibile in termini economici, oltre che storico-culturali. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta la proposta contenuta nella manovra finanziaria.
          Tra l’altro -secondo la Cia- appare difficile considerare piccoli comuni da abolire realtà come Barolo e Barbaresco, conosciuti in tutto il mondo per i pregiati vini e meta di turismo. Diversa, invece, l’esigenza di razionalizzare, dove possibile e utile, le risorse amministrative, evitando sprechi.
          Produzioni come il vino di Barolo, di Barbaresco il formaggio di Castelmagno, la lenticchia di Ventotene, la Robiola di Roccaverano, il farro di Monteleone di Spoleto, l’agnello di Zeri e altre centinaia di prodotti agricoli tipici -continua la Cia- perderebbero con un colpo di spugna l’enorme valore aggiunto legato alla propria origine territoriale. A questa mannaia non potranno sfuggire centinaia di vini pregiati che hanno nella loro denominazione commerciale il nome di un piccolo comune. Basti pensare che ben il 79 per cento dei paesi sotto i 5000 abitanti dà vita ai migliori vini italiani.
          Si tratta -sottolinea la Cia- di un provvedimento in grado di colpire al cuore la nostra agricoltura, fatta di piccole produzioni altamente pregiate e strettamente legate ai territori di origine. A rischio sono soprattutto le coltivazioni delle aree di montagna, o comunque scarsamente abitate, che sono riserve ricchissime di tradizioni che definiscono la nostra identità culturale e paesaggistica. Invece -secondo la Cia- sarebbe da accogliere positivamente la logica del consorziare servizi, ottimizzare i costi e attivare sinergie tra i Comuni.
          Il taglio netto, non ponderato caso per caso, in nome di un presunto risparmio economico potrebbe rivelarsi -sostiene la Cia- un boomerang per molti territori che traggono profitti dall’enogastronomia tipica. Un risparmio vero sui comuni potrebbe arrivare invece dalla gestione associata dei servizi, già obbligatoria per tutti i Comuni con meno di 5.000 abitanti, una soglia che potrebbe essere tranquillamente aumentata e incentivata.         Importante -conclude la Cia- valutare in maniera partecipata e condivisa con i diretti interessati provvedimenti in grado di mantenere e valorizzare, identità, culture, specificità e contemporaneamente creare con meccanismi cogenti, premiali e deterrenti, le necessarie economie nell’erogazione di servizi fondamentali per le persone.

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