Crisi: costi record per l'agricoltura. Per migliaia di imprese c'è l'incubo del "caro-gasolio" : in sette mesi un "conto" da oltre 800 milioni di euro

08/set/2011 15.15.09 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Crisi: costi record per l’agricoltura. Per migliaia di imprese c’è l’incubo del “caro-gasolio”: in sette mesi un “conto” da oltre 800 milioni di euro
 
La Cia alla VI Festa nazionale dell’agricoltura a Torino torna a denunciare una situazione allarmante, soprattutto per le serre. Senza le agevolazioni sul carburante si prospetta uno scenario drammatico. L’onere crescerà con l’arrivo del freddo e con le prossime operazioni autunnali in campagna.
 
Per le imprese agricole è sempre più allarme costi. Tra mezzi di produzione (concimi, mangimi, sementi, antiparassitari e specialmente carburante), oneri contributivi e burocratici, siamo in presenza di un peso insostenibile. In sette mesi (gennaio-luglio 2011) il “caro-gasolio” è costato all’agricoltura, ma soprattutto alle serre, un conto molto salato: oltre 800 milioni di euro. La denuncia viene dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che, in occasione della VI Festa nazionale dell’agricoltura a Torino (dall’8 all’11 settembre), rinnova la sua vibrante richiesta affinché vengano prese misure realmente incisive, a cominciare dall’“accisa zero” per il carburante agricolo. Un’agevolazione indispensabile che governo e maggioranza continuano a ignorare.
Ed è proprio la voce “energia” quella che in questi mesi -avverte la Cia- ha inciso in maniera drammatica sui bilanci delle aziende. Serre in testa. E la situazione rischia di aggravarsi ulteriormente con l’arrivo del freddo e delle prossime operazioni autunnali in campagna (prima fra tutte l’aratura), durante le quali aumenta considerevolmente il consumo dei prodotti petroliferi.
Si preannuncia, quindi, uno scenario molto difficile per le imprese agricole che -rileva la Cia- vivono una stagione complessa, caratterizzata da una profonda crisi che ormai si protrae da più di tre anni. A incidere negativamente è sicuramente anche il quadro che si sta delineando a livello internazionale, con tensioni sui prezzi del petrolio e delle materie prime.
Ma il fronte dei costi sta minando da tempo le basi della nostra agricoltura. Basti pensare che in cinque anni, dal 2005 al 2010, si è assistito a rincari considerevoli. Per alcuni prodotti i prezzi pagati dall’agricoltore sono addirittura triplicati. Tra questi, soprattutto il carburante ha inciso in modo grave sulla gestione aziendale. Una situazione preoccupante che, sommata ai prezzi non remunerativi sui campi (per l’ortofrutta siamo addirittura a un crollo verticale delle quotazioni all’origine), diventa esplosiva e rischia di trascinare nel baratro migliaia di aziende che non riescono più a stare sul mercato.
Nello scorso mese di giugno -come conferma anche l’Ismea- il fattore costi produttivi ha segnato una nuova crescita: più 5,5 per cento nei confronti dello stesso periodo del 2010. Un aumento -rileva la Cia- sul quale ha influito pesantemente in particolare il rincaro dei prezzi dei prodotti energetici (più 6 per cento), dei mangimi (più 17,5 per cento) e dei concimi (più 6,4 per cento).
Attualmente i costi produttivi -avverte la Cia- incidono nella gestione aziendale agricola, in media, tra il 60 e l’85 per cento per cento. Nel 2010 l’incremento di questi oneri, secondo gli ultimi dati, è stato del 12 per cento rispetto al 2009; mentre per il 2011 l’incremento dovrebbe oscillare addirittura tra il 13 e il 15 per cento.
Non solo. A questi incrementi -rimarca a Cia- si devono aggiungere, nonostante la fiscalizzazione per le zone svantaggiate e di montagna, anche gli oneri previdenziali (in poco meno di due anni sono cresciuti del 26 per cento) e quelli di carattere burocratico. Costi onerosi che frenano drammaticamente le imprese, compromettendone la tenuta sul mercato e con incidendo negativamente sull’occupazione e la competitività.
 
 
 
Aumento dei costi
per le aziende agricole

2000+ 3,5%
2001+ 4,8%
2002+ 3,6%
2003+ 2,8%
2004+ 5,1%
2005+ 4,6%
2006+ 5,2%
2007+ 6,1%
2008+ 10,6%
2009+ 11%
2010+12%
2011
(stima)+13-15%

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