Pil: il valore aggiunto agricolo va a picco. Il governo ha gravi colpe

Pil: il valore aggiunto agricolo va a picco.

Persone Giuseppe Politi
Luoghi Torino
Organizzazioni Comunicazione, ISTAT, CIA
Argomenti economia, agricoltura, commercio

09/set/2011 11.25.34 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Pil: il valore aggiunto agricolo va a picco. Il governo ha gravi colpe
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi: la totale mancanza di efficaci interventi sta causando pesanti riflessi sulle aziende agricole, alle prese con costi onerosi e prezzi sui campi non certo remunerativi. Servono misure orientate allo sviluppo e alla competitività.
 
“Solo il governo non ha compreso la gravità della situazione in cui versa l’agricoltura italiana. Oggi abbiamo avuto un’ulteriore conferma dei pesanti problemi che affrontano le imprese agricole, sempre più penalizzate dagli alti costi e da prezzi sui campi tutt’altro che remunerativi. Un quadro preoccupante aggravato dall’irresponsabile mancanza di attenzione nei confronti degli agricoltori che negli ultimi anni non hanno visto alcuna misura valida a sostegno della loro attività imprenditoriale. L’ultima manovra ne è, purtroppo, la prova tangibile”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi commentando, nell’ambito della VI Festa nazionale dell’agricoltura a Torino, i dati definitivi dell’Istat sul Prodotto interno lordo (Pil).
“Una crisi allarmante di cui il governo è completamente responsabile. Da tempo abbiamo chiesto misure adeguate, ma -aggiunge Politi- le risposte puntualmente non sono arrivate. Si è continuato in un’assurda logica che taglia l’agricoltura da qualsiasi scelta politica. E tutto ciò diventa ancora più grave se si considerano le grandi potenzialità delle imprese agricole che, nonostante le difficoltà, hanno tenuto”.
E così, dopo aver trainato la crescita del Pil nel primo trimestre dell’anno, con un rialzo del 2,3 per cento contro lo 0,1 per cento di industria e servizi, l’agricoltura inverte la rotta e annulla completamente la risalita. Nel secondo trimestre del 2011, infatti, il valore aggiunto del settore primario crolla del 2,4 per cento: colpa della totale assenza di interventi mirati a cui si sono aggiunti anche gli effetti del ‘batterio killer’ sui consumi di ortofrutta.
“Era dal terzo trimestre del 2010 che l’agricoltura italiana non subiva un calo -ricorda il presidente della Cia-. Purtroppo un insieme di fattori, congiunturali e strutturali, ha bloccato il processo di ripresa ancora agli inizi. Una cosa che il governo non ha affatto compreso”.
“Ecco perché, come hanno sostenuto nel documento unitario tutte le parti sociali, ora servono reali interventi a sostegno dello sviluppo e della competitività. Non è più possibile andare avanti con misure penalizzanti e con ‘tagli’ indiscriminati. In particolare, per il settore primario -conclude Politi- c’è bisogno di un nuovo progetto di politica agraria per dare prospettive concrete ai produttori. Altrimenti, c’è il serio rischio che migliaia di aziende escano dal mercato”.
 
 

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