Alimentare: un altro inganno a tavola. E' in arrivo lo yogurt senza latte A rischio consumi per oltre 1,7 miliardi di euro e danni per i produttori

È in arrivo lo yogurt senza latte A rischio consumi per oltre 1,7 miliardi di euro e danni per i produttori.

Luoghi Departement du Nord-Est
Organizzazioni Commissione Agricoltura, Camera dei deputati, Unione Europea, CIA
Argomenti commercio, economia, alimenti

14/set/2011 11.31.27 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Alimentare: un altro inganno a tavola. E’ in arrivo lo yogurt senza latte
A rischio consumi per oltre 1,7 miliardi di euro e danni per i produttori
 
La Cia ribadisce, nell’audizione in Commissione Agricoltura della Camera, il suo fermo “no” alla proposta di produrre l’alimento con polvere concretata, proveniente da paesi extra-Ue. Sempre più indispensabile l’etichetta d’origine per un acquisto consapevole.
 
E ora vogliono togliere il latte anche dallo yogurt, un alimento che da sempre è sinonimo di salute e che i medici consigliano per una corretta alimentazione. Si vuole mettere in commercio un prodotto che, in mancanza di una chiara etichetta d’origine, inganna i consumatori e penalizza i nostri produttori lattiero-caseari, con il rischio di dare un duro colpo una produzione che negli ultimi anni ha riscosso uno straordinario successo tra i cittadini. E tutto ciò è frutto della proposta di modifica della Legge 11 aprile 1974, n.138, che permette di produrre yogurt con latte in polvere o altri tipi latte comunque concentrati. Proposta che sta per avere il parere favorevole della Commissione Agricoltura della Camera e contro la quale si è espressa in maniera fortemente negativa la Cia-Confederazione italiana agricoltori, preoccupata da una modifica normativa che, oltre a disorientare gli acquisti delle famiglie, può avere conseguenze gravi per gli allevatori.
Non solo. La modifica in discussione -come ha ribadito oggi la Cia nel corso dell’audizione in Commissione Agricoltura- può mettere in pericolo i consumi di un prodotto che da tempo sta registrando uno straordinario successo. Nel 2010 gli acquisti domestici di yogurt hanno superato le 450 mila tonnellate, con un giro d’affari di oltre 1,7 miliardi di euro. Vendite che hanno avuto una crescita di circa il 2 per cento rispetto all’anno precedente. Un trend che è proseguito anche nel primo semestre del 2011, con un incremento dell’1,1 per cento nei confronti dello stesso periodo del 2010.
Il successo dello yogurt -ha ricordato la Cia- si riscontra, in particolare, tra le giovani generazioni. Ogni italiano, comunque, ne consuma, in media, circa 7,5 chilogrammi l’anno e il prodotto viene usato in molte diete, in quanto regolatore delle funzioni intestinali.
Quindi, questo alimento -ha rilevato la Cia- è ormai entrato nelle nostre abitudini alimentari. Alla crescita dei consumi nazionali hanno contribuito tutte le aree e soprattutto il Nord-Est e il Centro, mettendo a segno rispettivamente un più 3 per cento e un più 6 per cento. Tra i canali di vendita il balzo maggiore l’hanno avuto i discount, che hanno visto crescere nel 2010 gli acquisti di yogurt di circa il 9 per cento rispetto all’anno precedente.
Tutti i tipi di yogurt hanno registrato il consenso dei consumatori. Quelli normali, comprendenti i bianchi, alla frutta e ai vari gusti, hanno avuto un incremento nelle vendite dello 0,7 per cento nel 2010; mentre quelli probiotici sono aumentati addirittura del 7 per cento.
Lo yogurt -afferma la Cia- ha valori nutrizionali unici. E’ un alimento completo, contenente carboidrati, proteine e grassi in proporzioni quasi ottimali. Le sue caratteristiche dipendono da due fattori: la proporzione tra i microorganismi fermentanti (Streptococcus termophilus eLactobacillus bulgaricus) e la qualità del latte.
Proprio per questo motivo la Cia ribadisce il suo fermo “no” a una nuova disciplina legislativa che consente di utilizzare polvere di latte venduta a prezzi stracciati e di dubbia qualità che proviene nella stragrande maggioranza da stati extra-Ue. E così non si utilizza il latte di ottima qualità delle nostre stalle. Dunque, una beffa per i consumatori che acquistano un prodotto senza l’indicazione d’origine e un danno per i produttori italiani che già vivono un momento difficile, con costi in crescita, prezzi non remunerativi e redditi in calo.
 
 
 

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