Inflazione: i prezzi degli alimentari si "raffreddano" , ma a tavola i consumi non ripartono

15/set/2011 12.28.42 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: i prezzi degli alimentari si “raffreddano”, ma a tavola i consumi non ripartono
 
L’ennesimo “boom” di energia e combustibili certo non aiuta, appesantendo ancora di più la situazione delle imprese e delle famiglie. Crolla la spesa degli italiani, come dimostrano le nuove stime diffuse da Confindustria. E con l’aumento dell’Iva la situazione è destinata a peggiorare. 
 
        Il “caro-energia” tiene alta l’inflazione ad agosto e pesa come un fardello sugli agricoltori, aumentando sensibilmente i costi di produzione per le imprese. Nonostante questo, nel mese i prezzi degli alimentari hanno continuato a “raffreddarsi”, rimanendo invariati a livello congiunturale e stabilizzandosi al 2,2 per cento annuo (dal 2,3 per cento di luglio e dal 3 per cento di giugno). Merito soprattutto della dinamica dei prodotti non lavorati, diminuiti dello 0,6 per cento su base mensile, principalmente per effetto del calo drastico dei prezzi di frutta (meno 2,9 per cento) e vegetali freschi (meno 2,5 per cento). Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat.
         L’agricoltura quindi -spiega la Cia- concorre per quanto possibile a frenare la corsa dell’inflazione, facendo da contrappeso all’ennesimo rialzo delle quotazioni di energetici e combustibili (più 5,1 per cento) e trasporti (più 7 per cento). E lo fa mentre il settore vive un momento di fortissima crisi, soprattutto nell’ortofrutta, con prezzi sui campi crollati in media del 30 per cento e con costi di produzione insostenibili (solo per il carburante agricolo si spende mediamente il 6 per cento in più di un anno fa).
        Eppure -ricorda la Cia- neanche la lieve flessione dei prezzi alimentari ha aiutato a ridare fiato ai consumi. Il carrello della spesa degli italiani resta vuoto, come dimostrano gli ultimi dati Ismea relativi al 1° semestre 2011. Nella prima metà dell’anno, infatti, riduzioni significative in quantità si sono registrate per pane (meno 8,5 per cento); pesce (meno 4,8 per cento), soprattutto quello fresco (meno 6,4 per cento); carne rossa (meno 3,2 per cento) e frutta (meno 2,7 per cento).
        Ora l’entrata in vigore della manovra, con l’aumento dell’Iva di un punto percentuale -osserva la Cia- non farà che peggiorare la situazione, portando l’inflazione alle stelle e deprimendo ulteriormente i consumi delle famiglie. D’altra parte, le previsioni al ribasso diffuse oggi dal Centro studi di Confindustria parlano chiaro: nel 2011 resteranno a quota più 0,7 per cento (dal più 0,8 per cento atteso a giugno) e nel 2012 crolleranno al più 0,1 per cento (dal precedente più 1 per cento). Ai consumi alimentari andrà ancora peggio: secondo le stime della Confederazione italiana agricoltori, nell’anno in corso gli acquisti domestici di cibo e bevande resteranno in territorio negativo, in una forbice compresa tra il meno 0,2 e il meno 0,5 per cento.   

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