Agricoltura: il "land grabbing" è una deriva pericolosa e immorale

22/set/2011 17.06.49 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agricoltura: il “land grabbing” è una deriva pericolosa e immorale
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi commenta il rapporto diffuso da Oxfam Italia: si tratta di una forma di sfruttamento dei Paesi poveri che va assolutamente fermata. Per sfamare il pianeta bisogna sviluppare politiche che incrementino la produttività agricola e garantire l’accesso alla terra e al credito alle popolazioni rurali.  
 
        “Il fenomeno del ‘land grabbing’ sta assumendo proporzioni davvero preoccupanti e pericolose. La corsa all’accaparramento dei terreni agricoli nei Paesi poveri da parte di grandi investitori stranieri è una nuova forma di sfruttamento delle popolazioni che vivono nella fame e nella povertà. E per questo motivo va assolutamente bloccata”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, commentando il rapporto diffuso oggi da Oxfam Italia.
        “In dieci anni sono stati venduti, affittati o concessi in uso in tutto il mondo ben 227 milioni di ettari di terra, la metà dei quali in Africa, con un numero impressionante di compravendite -ricorda Politi-. E’ una deriva pericolosissima e immorale, non si possono fare affari e speculazioni sul cibo togliendo risorse e sostentamento ai Paesi poveri”.
        “Invece è importante e sempre più urgente, anche per contrastare fenomeni perversi come il ‘land grabbing’ -continua il presidente della Cia- favorire politiche che permettano di aumentare la produttività agricola nei Paesi più poveri. Per sconfiggere l’emergenza alimentare e combattere la povertà (su 1,4 milioni di persone che vivono nella povertà assoluta il 70 per cento risiede in aree rurali) bisogna garantire alle comunità locali l’accesso alla terra e al credito”.
        D’altra parte, conclude Politi, “il messaggio dell’ultimo ‘G20’ di Parigi non lascia nessuno spazio a fraintendimenti: solo un futuro con più agricoltura può permetterci di affrontare la sfida della crescente domanda alimentare. Solo attraverso politiche globali tese allo sviluppo produttivo dell’agricoltura e alla stabilizzazione dei mercati contro le speculazioni sul cibo si può davvero combattere la povertà e sfamare il pianeta”.       

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