Ambiente: agricoltori in prima linea per la tutela delle risorse del Pianeta

Ambiente: agricoltori in prima linea per la tutela delle risorse del Pianeta In occasione dell'Earth Overshoot Day, la Cia ribadisce: più agricoltura per sfamare il mondo.

Organizzazioni Global Footprint Network, Comunità Europea, CIA
Argomenti agricoltura, economia

27/set/2011 15.28.18 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Ambiente: agricoltori in prima linea per la tutela delle risorse del Pianeta

In occasione dell’Earth Overshoot Day, la Cia ribadisce: più agricoltura per sfamare il mondo. E ricorda le buone pratiche da adottare in campagna per contribuire alla salvaguardia delle nostre risorse. Razionalizzare l’uso dell’acqua, ridurre i fitofarmaci, aumentare la produzione di biomasse e di coltivazioni biologiche. Così l’agricoltura si fa sostenibile e diventa paladina dell’ambiente.

 Da oggi la Terra è in riserva. La spia delle risorse del pianeta segna rosso fisso. Con più di tre mesi di anticipo abbiamo già consumato tutte le “provviste” del 2011. Dall’acqua ai raccolti, dalle emissioni di anidride carbonica alla capacità di assorbire i rifiuti: da oggi a fine anno, secondo il rapporto annuale dell’ong Global Footprint Network, possiamo solo ricorrere alle scorte stabilite per il 2012. Di fronte al serio pericolo di un default ecologico, la Cia-Confederazione italiana agricoltori ricorda il ruolo da protagonista che l’agricoltura può giocare nella sfida ambientale.

Un’inversione di tendenza a questa corsa verso la “bancarotta ambientale” può essere offerta proprio dal primo settore che ha le carte in regola per rappresentare una chiave di volta contro lo smisurato consumo delle risorse e la lotta all’emergenza alimentare e all’insufficienza globale di cibo. “Più agricoltura per sfamare il mondo” è il motto che la Cia fa suo da anni nel sostenere efficaci progetti di sviluppo agricolo nei Paesi poveri per combattere la denutrizione, soprattutto di fronte alla sfida di una popolazione mondiale che sfiorerà i 9 miliardi di persone nel 2050. Anno in cui, secondo Global Footprint Network, il debito supererà il 100 per cento del Pil ambientale e l’umanità avrà bisogno di 2 pianeti per soddisfare la sua fame di risorse.

Ma non solo. Il settore primario -sottolinea la Cia- può fare molto anche per rivedere la sua impronta ecologica e ridurre il suo impatto ambientale. Risale al 2010 il “decalogo” della Cia per un’agricoltura ecocompatibile, che scandisce la buona condotta del settore primario in sei obiettivi primari: la riduzione del 15 per cento dell’uso dell’acqua, del 20 per cento dell’impiego di fitofarmaci, del 15 per cento delle lavorazioni superficiali dei terreni, e contemporaneamente, l’aumento del 25 per cento delle produzioni di biomasse, del 10 per cento delle coltivazioni biologiche e del 3 per cento dei rimboschimenti.

Impegni che la Cia sta portando avanti insieme a quelli rivolti alla difesa del suolo, per cui ha sottoscritto nel febbraio 2010 un Manifesto, voluto tra gli altri dalla Comunità europea, che promuove la realizzazione di interventi e infrastrutture per rafforzare il ruolo del settore nella sua conservazione. L’impoverimento del suolo, l’erosione idrica, la perdita di sostanze organiche, l’inquinamento legato a urbanizzazione e industrializzazione, la scomparsa di produttività e biodiversità interessano il 21 per cento del territorio italiano, attualmente a rischio di desertificazione e addirittura il 41,1 per cento di quello situato nelle regioni centro-meridionali del paese. Si tratta di un fenomeno che negli ultimi 40 anni ha determinato un calo del 30 per cento della capacità di ritenzione e di regimazione delle acque, compromettendo le coltivazioni e accrescendo di tanto le situazioni di rischio idrogeologico.

In questo senso -continua la Cia- l’agricoltura, se condotta in modo sostenibile, può contenere il rischio desertificazione, operando così un’azione di controllo e tutela per evitare l’impoverimento di suoli produttivi. Per questo motivo diventano fondamentali la reintroduzione di rotazioni migliorative, l’uso di colture a radice profonda e la diffusione dell’aridocoltura.
 
 

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