Inflazione: s'infiammano i prezzi a settembre . E' già cominciato "l'effetto Iva" sugli alimentari

Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi oggi dall'Istat.

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30/set/2011 13.40.02 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: s’infiammano i prezzi a settembre. E’ già cominciato “l’effetto Iva” sugli alimentari
 
Secondo la Cia, la situazione rischia di peggiorare ancora nei mesi successivi. C’è il serio pericolo di deprimere ulteriormente la domanda di cibo e bevande, già stagnante da oltre un anno, allontanando ancora di più la ripresa.
 
Sulla crescita dell’inflazione a settembre comincia a pesare l’aumento dell’Iva dal 20 al 21 per cento. I prezzi dei carburanti sono già saliti al 15,4 per cento e questo incremento si è riversato a cascata su tutti i beni che vengono trasportati, quindi anche su quelli che mantengono l’Iva al 4 per cento come la stragrande maggioranza dei prodotti alimentari. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat.
          La conseguenza immediata è che i prezzi degli alimentari sono aumentati dello 0,3 per cento rispetto ad agosto e dal 2,2 al 2,3 per cento su base annua. In particolare -ricorda la Cia- i prezzi dei prodotti lavorati hanno registrato il più 0,2 per cento sul piano congiunturale e il più 3 per cento su quello annuale, mentre i prodotti freschi hanno segnato più 0,4 per cento sul mese precedente e più 0,9 per cento a livello tendenziale, con un vero e proprio “boom” per il pesce (più 10 per cento).
          Ora il rischio è che la situazione peggiori nei prossimi mesi -continua la Cia- a cominciare da ottobre, quando l’incremento dell’Iva di un punto percentuale esplicherà del tutto i suoi effetti. Un aumento che potrebbe tradursi presto in un ulteriore calo dell’1,5 per cento dei consumi alimentari, già fermi al palo da più di un anno. L’Iva maggiorata, assieme al pericolo di speculazioni e di rialzi di prezzo ingiustificati, può davvero portare l’Italia a pagare un conto salatissimo, allontanando ancora di più la speranza di ripresa economica.
 
 
 

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