Più regole sui mercati e sviluppo agricolo nel Sud del mondo: così si vince la sfida della sicurezza alimentare

07/ott/2011 11.57.54 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Più regole sui mercati e sviluppo agricolo nel Sud del mondo: così si vince la sfida della sicurezza alimentare
 
La Cia partecipa alla Giornata mondiale dell’alimentazione indetta dalla Fao il prossimo 16 ottobre. A Venezia il 15 ottobre “Imprendiamoci per mano”, iniziativa di Ases e Donne in Campo, per affermare ancora una volta l’esigenza di regolamentare le oscillazioni delle commodity e di promuovere l’agricoltura nei paesi più poveri della Terra. Dei rincari hanno beneficiato solo i grandi gruppi finanziari e gli speculatori, ma non gli agricoltori.
 
        Più agricoltura per garantire al mondo la sicurezza alimentare. La Cia-Confederazione italiana agricoltori ribadisce la convinzione che la chiave dell’economia globale dei prossimi decenni dovrà essere lo sviluppo agricolo dei paesi poveri. E lo fa partecipando alla Giornata mondiale dell’alimentazione, indetta dalla Fao il prossimo 16 ottobre, con una serie di iniziative, tra cui un meeting che farà incontrare le Donne in Campo italiane con le “colleghe” del Sud del mondo, mettendo così a confronto due modelli agricoli differenti.
        È ora di affrontare la crisi alimentare come un problema globale -afferma la Cia-. In questo periodo di grandi difficoltà finanziarie mondiali, è quanto mai attuale mettere al riparo i beni di prima necessità dalle fluttuazioni del mercato alimentare e dall’attività speculativa che investe tutte le materie prime indistintamente, ignorando le conseguenze catastrofiche che seguono le impennate delle commodity agricole.
        Basti pensare -continua la Cia- che nel biennio 2007-2008 il “boom” delle quotazioni di beni di prima necessità (di cui hanno beneficiato solo i grandi gruppi finanziari e non gli agricoltori) ha causato rincari sui prezzi degli alimentari tali da ridurre alla fame oltre 75 milioni di persone nel mondo. E tutto ciò non perché nel Pianeta non vi fosse cibo a sufficienza, ma semplicemente perché costava troppo. Lo stesso è accaduto a inizio 2011, quando la stessa volatilità dei mercati ha portato il grano a crescere del 45 per cento nel giro di un anno, lo zucchero del 35 per cento, il frumento del 34 per cento e il caffè addirittura del 71 per cento. Con un costo umano altissimo: 44 milioni di persone sprofondate nella povertà, secondo i dati della Banca mondiale. Di fronte a queste cifre, è ancora più evidente come il cibo non può essere vittima di dinamiche speculative che lo riducono alla stregua di un “capitale” da spostare sui mercati finanziari come una merce qualsiasi.
        Ma se sommiamo alla volatilità dei prezzi gli effetti dell’aumento demografico, l’aumento della domanda di cibo dai Paesi emergenti e i disastri provocati dagli stravolgimenti climatici, il rischio di approvvigionamento alimentare globale diventa allarmante, soprattutto nella prospettiva di un 2050 in cui saremo 9 miliardi di persone nel Pianeta. È arrivato, quindi, il momento di tradurre in pratica le istanze approvate dal “G20” di Parigi, in cui i “big” del mondo, raccogliendo le indicazioni venute dalle organizzazioni internazionali degli agricoltori, si sono accordati sulla necessità di porre al centro delle politiche internazionali la stabilizzazione dei mercati e l’incremento della produzione agricola dei paesi poveri. I primi due punti del programma approvato dal vertice di Parigi, non a caso, sono proprio la richiesta di maggiori investimenti nella ricerca e nello sviluppo per aumentare la produzione agricola e la sua produttività globale, con trasferimenti tecnologici tra il Nord e il Sud del mondo e la creazione di una banca dati internazionale gestita dalla Fao per dare trasparenza alle informazioni sulla produzione e il consumo degli stock di materie prime agricole.
          Con la sua adesione alla Giornata mondiale dell’alimentazione, dedicata quest’anno al tema dei prezzi del cibo e alla stabilità dei mercati, la Cia vuole ribadire l’esigenza che questi propositi si traducano in politiche agricole serie, capaci di imporre regole rigide al mercato alimentare e di frenare una speculazione così rischiosa sia per i Paesi poveri che per quelli avanzati, i cui destini sono interconnessi nel Villaggio globale in cui viviamo. È per questo che l’Associazione Donne in Campo di Venezia insieme all’Ases (l’ong della Cia promotrice di tanti progetti di sviluppo agricolo nel Sud del mondo) hanno organizzato “Imprendiamoci per mano”, un convegno che si svolgerà il 15 ottobre a San Donà di Piave e che ospiterà un confronto tra diverse realtà imprenditoriali “rosa”: uno scambio di conoscenze ed esperienze tra agricoltrici italiane, congolesi e paraguaiane, che vuole promuovere lo sviluppo rurale nei Paesi poveri. Non bisogna dimenticare infatti che in molti Paesi in via di sviluppo le donne sono vitali per la produzione alimentare, rappresentando quasi la metà della forza lavoro agricola.

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