Fame nel mondo: stabilizzare i prezzi del cibo. Altre 34 milioni di persone a rischio povertà se saliranno ancora

Fame nel mondo: stabilizzare i prezzi del cibo.

Persone Ifad, Giuseppe Politi, Pam
Organizzazioni FAO, G20, CIA
Argomenti economia, agricoltura, finanza, commercio

10/ott/2011 12.28.53 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Fame nel mondo, stabilizzare i prezzi del cibo: altre 34 milioni di persone a rischio povertà se saliranno ancora
 
Il presidente della Cia, Giuseppe Politi, commenta il rapporto ‘The State of Food Insecurity in the World 2011’ curato da Fao, Pam e Ifad: per scongiurare future emergenze alimentari globali bisogna combattere le speculazioni finanziarie sui mercati delle commodity e accrescere la produttività agricola nei Paesi più poveri. 
 
        “Per combattere la povertà ed evitare nuove crisi alimentari globali è indispensabile muoversi in due direzioni precise: adottare subito adeguate misure per stabilizzare i prezzi del cibo e sviluppare politiche che permettano di aumentare la produttività agricola nei paesi del Sud del mondo”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, commentando il rapporto ‘The State of Food Insecurity in the World 2011’ curato da Fao, Pam e Ifad.
        “Da giugno 2010, i rincari dei prodotti alimentari hanno spinto nella povertà assoluta 44 milioni di persone -ha ricordato Politi- e non perché nel mondo non vi fosse cibo a sufficienza, ma perché costava troppo. Se i prezzi alimentari continueranno a salire, altre 34 milioni di persone saranno a rischio”.
        “A livello globale -ha continuato il presidente della Cia- il costo del paniere dei beni alimentari è cresciuto quasi del 50 per cento solo nell'ultimo anno. Colpa del caro-petrolio, ma anche delle enormi manovre speculative, che hanno trasformato il cibo in un ‘capitale’ da spostare sui mercati finanziari internazionali. Ecco perché ora non c’è più tempo da perdere: occorrono più regole, e regole comuni, per mettere un freno alle speculazioni sul cibo e stabilizzare i prezzi delle commodity”.
        “Bisogna mettere in pratica le istanze delle organizzazioni agricole riunite nel G120, poi condivise dai Paesi del G20 -ha sottolineato Politi- e bisogna fare in fretta. Se si somma l’eccessiva volatilità dei prezzi agli effetti dell’aumento demografico, all’aumento della domanda di cibo nei Paesi emergenti e ai disastri provocati dai cambiamenti climatici, il rischio di non riuscire a garantire l’approvvigionamento alimentare globale diventa reale, soprattutto in vista di un 2050 in cui saremo 9 miliardi di persone”.
          “Anche per questo motivo, è sempre più urgente favorire politiche che permettano di aumentare la produttività agricola nei Paesi più poveri -ha concluso il presidente della Cia-. Per sconfiggere l’emergenza alimentare e combattere la povertà (su 1,4 milioni di persone che vivono nella povertà assoluta il 70 per cento risiede in aree rurali), è necessario promuovere investimenti in progetti irrigui e infrastrutturali, garantire l’accesso delle comunità locali al mercato dei fattori, a partire dalla terra e dal credito. Insomma, serve più agricoltura per sfamare il pianeta”.

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