Agricoltura: "autunno nero" per le castagne italiane

13/ott/2011 13.08.24 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agricoltura: “autunno nero” per le castagne italiane
 
Produzione dimezzata e qualità in parte compromessa, con un 10 per cento in più di frutti guasti. Gli effetti dell’insetto “killer” e della siccità record minacciano un comparto d’eccellenza che vale sui campi 46 milioni di euro l’anno. E i prezzi per i produttori restano fermi al 2010.
 
Ancora un “anno nero” per le castagne. A pochi giorni dall’inizio della raccolta 2011 è già chiaro che non sarà una buona stagione per la “regina dell’autunno”, che vedrà presumibilmente ridotta la sua produzione complessiva del 50 per cento. Un crollo che replica la performance già negative dell’anno scorso. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione dell’apertura della campagna 2010-2011.

A minacciare la leadership europea di castagne e marroni “made in Italy” -afferma la Cia- sono gli effetti devastanti dell’insetto “killer”, il cinipide galligeno che da anni danneggia gravemente i nostri boschi di castagni. E come se non bastasse in agosto e settembre ci si è messa pure la siccità senza precedenti. Un mix micidiale che porterà con tutta probabilità al dimezzamento dei quantitativi prodotti, con punte del 70 e dell’80 per cento.

La pianta che popola quasi 790 mila ettari di bosco in tutta Italia -spiega la Cia- è infatti attaccata violentemente da un parassita capace di debilitare l’albero, mettendone a rischio lo sviluppo vegetativo e diminuendo la sua produzione fino al 50-60 per cento. Ma il peggio è che gli effetti del minuscolo insetto distruttivo potrebbero continuare a incidere ancora per qualche anno sui raccolti, visto che i risultati della disinfestazione, che consiste nell’innesco di una lotta biologica con un insetto antagonista, saranno visibili solo tra qualche anno.

A peggiorare la situazione -aggiunge la Cia- ha contribuito il clima “desertico” della lunga estate dei record, che ha segnato il 20 per cento in meno di precipitazioni rispetto alla media e almeno 2 gradi in più sulla colonnina di mercurio. Se il caldo afoso di agosto e settembre ha giovato alla qualità delle nocciole e di tutta la frutta secca in guscio, per le castagne, al contrario, è stato il colpo di grazia, alzando di un 10 per cento la percentuale di guasto rispetto al 2010. Anche la pezzatura risulta ridotta, sempre a causa della disidratazione del frutto che richiede un ambiente umido per prosperare. Sul fronte dei prezzi, le prime vendite non fanno registrare grandi novità. Sembra ci si stia fermando un po’ dappertutto sulle cifre dell’anno scorso.

Si prevede, quindi, una stagione in “rosso” per un comparto d’eccellenza che conta 34.160 imprese e più di centomila lavoratori e che tra il 1999 e il 2007 ha fatto registrare una produzione pari a un valore medio di 46 ben milioni di euro. Moltissime le denominazioni d’origine, che si concentrano nelle regioni più vocate alla castanicoltura. Di queste -conclude la Cia- tre tipi sono castagne e ben 9 marroni: tipiche del territorio toscano sono il marrone del Mugello Igp e la castagna del Monte Amiata Igp; altre due sono campane, la Castagna di Montella Igp e il marrone di Rocca Daspide; dall’Emilia Romagna viene il marrone di Castel del Rio Igp, mentre il marrone di san Zeno Dop e il marrone del Monfenera Igp sono veneti. Ancora, originari del Piemonte sono la Castagna di Cuneo Dop e il Marrone della Val Susa, mentre la Castagna di Vallerano Dop è laziale. Senza contare gli altri prodotti di qualità derivati dal castagno: a cominciare dal miele, fino alla birra e alla farina.
 
 


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