Alimentare: tra falsi e tarocchi "rapina" da 60 miliardi di euro ai danni del "made in Italy". Un terzo viene dai formaggi

Un terzo viene dai formaggi.

Luoghi Italia, Europa, Canada, Germania, Texas, Wisconsin, Colonia, Stati Uniti d'America
Organizzazioni WTO, Unione Europea, CIA
Argomenti commercio, economia, criminalità, alimenti

13/ott/2011 15.55.33 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Alimentare: tra falsi e tarocchi “rapina” da 60 miliardi di euro ai danni del “made in Italy”. Un terzo viene dai formaggi
 
La Cia commenta positivamente i sequestri di Asiago e Parmigiano contraffatto alla fiera Anuga in Germania. Fenomeni come l’“italian sounding” causano danni enormi alle nostre produzioni tipiche e di qualità. Solo all’agricoltura vengono scippati oltre 3 miliardi di euro l’anno.
 
        Un affare da 60 miliardi di euro l’anno, di cui un terzo realizzato solo con la contraffazione dei nostri formaggi di qualità. A tanto ammonta il business dell’agropirateria internazionale nei confronti del “made in Italy”. Tarocchi e imitazioni culinarie che ogni giorno provocano danni ingenti all’intera filiera agroalimentare, dai campi all’industria della trasformazione. Solo all’agricoltura il fenomeno dei “falsi d’autore” costa oltre 3 miliardi di euro annui. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando positivamente i sequestri da parte delle autorità tedesche di finto Asiago e finto Parmigiano Reggiano alla fiera “Anuga” di Colonia.
        In entrambi i casi i prodotti provenivano dagli Usa -ricorda la Cia-. Questo non ci stupisce, visto che in America il giro d’affari legato alle imitazioni dei più famosi formaggi italiani raggiunge i 4 miliardi di euro l’anno. E tra le contraffazioni più diffuse ci sono proprio il “Parmesan” e l’Asiago prodotti nel Wisconsin, oltre alla Robiola del Canada e alla Mozzarella del Texas.
        La situazione è di estrema gravità -osserva la Cia-. Ci troviamo di fronte a un immenso supermarket dell’“agro-scorretto”, del “bidone alimentare”, dove a pagare è solo il nostro Paese. E il danno, purtroppo, è destinato a crescere, visto che a livello mondiale ancora non esiste una vera tutela delle nostre “eccellenze” Dop, Igp e Stg. Una difesa che non significa soltanto la tutela di un patrimonio culturale e culinario, dell’immagine stessa dell’Italia, ma anche la valorizzazione di un settore economico che vale 9 miliardi di euro l’anno, di cui 2 miliardi realizzati proprio sui mercati esteri.
        Di fronte a questa “rapina” giornaliera bisogna dire basta -ribadisce la Cia-. Ma per  mettere un freno al fenomeno dell’“italian sounding” e all’agropirateria globalizzata servono misure reali ed efficaci. A partire da interventi finanziari, sia a livello nazionale che comunitario, per l’assistenza legale a chi promuove cause (in particolare ai consorzi di tutela) contro chi falsifica prodotti alimentari. E poi: l’istituzione di una “task-force” in ambito europeo per contrastare tutte le truffe e le falsificazioni alimentari; sanzioni più severe (anche con l’arresto) nell’Ue contro chiunque imiti prodotti a denominazione d’origine; un’azione più decisa da parte dell’Europa nel negoziato Wto per un’effettiva tutela per le Dop, Igt e Stg; infine l’introduzione di regole chiare e affidabili sull’etichettatura d’origine, che va estesa a tutti i prodotti garantendo trasparenza e tracciabilità ai consumatori.

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