Inflazione: prezzi ancora "caldi" a settembre , inizia "l'effetto Iva" sugli alimentari

14/ott/2011 13.23.51 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: prezzi ancora “caldi” a settembre, inizia “l’effetto Iva” sugli alimentari
 
Secondo la Cia, la situazione rischia di peggiorare nei prossimi mesi, a cominciare da ottobre quando l’aumento dell’imposta esplicherà del tutto i suoi effetti. C’è il serio rischio di deprimere ulteriormente la domanda di cibo e bevande, già ferma al palo da più di un anno, allontanando ancora di più la ripresa.
 
        Sulla crescita dell’inflazione, che a settembre tocca i valori più alti da ottobre 2008, comincia a pesare l’aumento dell’Iva dal 20 al 21 per cento. I prezzi della benzina sono già saliti al 16,3 per cento e questo nuovo rialzo si è riversato a cascata su tutti i beni che vengono trasportati, quindi anche su quelli che mantengono l’Iva al 4 per cento come la stragrande maggioranza dei prodotti alimentari. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat.
          La conseguenza più immediata è che i listini degli alimentari hanno subito un ritocco all’insù. In particolare -osserva la Cia- i prezzi dei prodotti lavorati crescono dello 0,2 per cento sul piano congiunturale e del 3 per cento su quello annuale (con picchi del +5,4 per cento per formaggi e latticini e del +14,8 per certo per zucchero e caffè); mentre i prodotti freschi aumentano dello 0,4 per cento su base mensile e dello 0,9 per cento rispetto a settembre, con un vero “boom” per il pesce di mare e di allevamento (rispettivamente +7,1 per cento e +10,2 per cento).
        Ora il rischio -continua la Cia- è che la situazione peggiori nei prossimi mesi, a cominciare da ottobre, quando l’incremento dell’Iva di un punto percentuale esplicherà del tutto i suoi effetti. Un aumento che potrebbe tradursi presto in un ulteriore calo dell’1,5 per cento dei consumi alimentari, già fermi al palo da più di un anno. Basti pensare che solo nel primo semestre 2011 ci sono state riduzioni significative in quantità per pane (-8,5 per cento); pesce (-4,8 per cento), soprattutto quello fresco (-6,4 per cento); carne rossa (-3,2 per cento) e frutta (-2,7 per cento).
        Adesso a questo stallo dei consumi -conclude la Cia- il governo aggiunge pure l’Iva maggiorata, non considerando che questo aumento, assieme al pericolo di speculazioni e di rialzi di prezzo ingiustificati, può davvero portare l’Italia a pagare un conto salatissimo, allontanando ancora di più la speranza di ripresa economica.

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