Crisi: l'agricoltura perde duemila imprese nel terzo trimestre 2011. Il comparto sconta l'assenza di politiche mirate e costi sempre più pesanti

Crisi: l'agricoltura perde duemila imprese nel terzo trimestre 2011.

Persone Romano
Luoghi Italia, Europa, Lussemburgo
Organizzazioni Unione Europea, UNIONCAMERE, CIA, Ordine Nazionale dei Giornalisti
Argomenti economia, politica, agricoltura, commercio

20/ott/2011 17.35.20 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Crisi: l’agricoltura perde duemila imprese nel terzo trimestre 2011. Il comparto sconta l’assenza di politiche mirate e costi sempre più pesanti
 
La Cia commenta i dati sulla natalità e la mortalità delle aziende diffusi da Unioncamere: lo scenario del settore primario aggravato anche dai prezzi sui campi non remunerativi e dal difficile negoziato sulla Pac post 2013. 
 
        Duemila imprese in meno nel giro di tre mesi. L’agricoltura paga la totale assenza di misure a sostegno del settore e perde “pezzi” e vitalità, scontando ancora una volta sulla sua pelle gli effetti della crisi economica, i costi produttivi record e i prezzi sui campi non remunerativi. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi oggi da Unioncamere, che registrano la chiusura di 1.975 aziende agricole tra luglio e settembre.
          La situazione del comparto è davvero pesante -spiega la Cia- ma la politica sembra non accorgersi della gravità della situazione. La manovra varata dal governo ha totalmente ignorato l’agricoltura, e anche dalle prime indiscrezioni sul decreto Sviluppo non risulta alcun provvedimento a favore del settore primario. Eppure oggi 3 imprese su 5 hanno bilanci in ‘rosso’ e la scelta irresponsabile di non intervenire sui problemi della categoria rischia di mettere fuori mercato altre 350 mila aziende. Già alle prese con costi sempre più proibitivi, redditi falcidiati dalla crisi e scarsi guadagni.
          Solo ad agosto -ricorda la Cia- gli imprenditori agricoli hanno dovuto sborsare l’11,4 per cento in più per i mangimi; il 22,2 per cento in più per l’energia elettrica, il 7,8 per cento in più per i concimi e il 6,3 per cento in più per i carburanti. Di contro, a settembre i prezzi pagati ai produttori hanno perso l’1,1 per cento rispetto al mese precedente, con una brusca flessione degli ortaggi (meno 10,6 per cento), in buona parte attribuibile ai ribassi delle  patate (meno 20,1 per cento).
          A questo contesto già complicato -continua la Cia- si aggiungono anche le difficoltà del negoziato sulla Pac post 2013. Oggi a Lussemburgo per il Consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’Ue il ministro Romano ha dichiarato che “non è accettabile la redistribuzione delle risorse finanziarie tra i Paesi membri che la Commissione propone”. Però questo non basta: l’Italia in questo momento deve presentarsi in Europa -come rilevato dall’odg della Direzione nazionale della Confederazione- con una posizione davvero autorevole dell’intero “sistema Paese” per avere la forza di cambiare il documento di riforma che, cosi com’è, rischia di penalizzare ancora di più la nostra agricoltura. Con un taglio delle risorse fino al 25 per cento.
          La “questione agricoltura”, insomma, ha bisogno urgente di un governo in grado di portare avanti politiche nuove e realmente efficaci per il comparto, in grado di dare una spinta alla ripresa. Continuare a vivacchiare sarebbe deleterio: oggi le imprese agricole non possono più permetterselo.

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