Suinicoltura: in Sardegna allevatori in grave difficoltà . Subito politiche mirate per tutelare un settore vitale. Le proposte della Cia

Le proposte della Cia Il riaccendersi di alcuni focolai di peste suina rischia di dare un colpo mortale agli allevamenti.

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24/ott/2011 15.36.50 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Suinicoltura: in Sardegna allevatori in grave difficoltà. Subito politiche mirate per tutelare un settore vitale. Le proposte della Cia
 
Il riaccendersi di alcuni focolai di peste suina rischia di dare un colpo mortale agli allevamenti. Servono strategie e misure realmente incisive. Un’azione coordinata con le rappresentanze degli allevatori.
 
La suinicoltura in Sardegna rischia di subire un colpo mortale. Alla difficile situazione che si è andata creando negli ultimi dieci anni, che hanno portato a un vero e proprio sconvolgimento, ora si aggiunge il pericolo della pesta suina, un fenomeno ormai ricorrente e mai debellato, che, con il blocco delle movimentazioni, può mettere in ginocchio centinaia di allevamenti. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori, fortemente preoccupata per uno scenario sempre più difficile che può precipitare, nonostante i grandi sforzi compiuti dai produttori che hanno intrapreso una strada di razionalizzazione e modernizzazione, con la presenza di allevamenti validi e con una filiera che comprende processi di lavorazione e trasformazione importanti per l’agroalimentare sardo.
In Sardegna i capi allevati nel 2000 -ricorda la Cia- erano 193.890. Nel 2010 sono scesi a 169.278 con una perdita del 12 per cento. Le aziende suinicole nell’isola nel 2010 sono scese a 4.852, mentre nel 2000 erano presenti 12.577, con una perdita di 8.066 unità che -rimarca la Cia- equivale al 62 per cento. Imprese per la stragrande maggioranza piccole o medio-piccole.
Un fenomeno inaccettabile, di fronte a processi di modernizzazione, è costituito -afferma la Cia- dal permanere di allevamenti abusivi e non controllati che alimentano la macellazione clandestina. E questo a danno delle aziende che con sforzi enormi, anche dal punto di vista finanziario, hanno costruito strutture e allevamenti capaci di stare sul mercato.
La situazione è, quindi, intollerabile e non può più essere accettata -avverte la Cia- e impone immediati e radicali cambiamenti nelle strategie perseguite in questo settore. Va ripensata, soprattutto, la politica di sanità animale.
Il pericolo immediato è tuttavia rappresentato da alcuni focolai di peste suina con i quali -rileva la Cia- si torna al blocco di tutto il settore, e come si può immaginare, al blocco della movimentazione, macellazione ed esportazione. Gli animali rimangono nelle aziende causando problemi di sovraffollamento, difficoltà alla gestione sanitaria e ulteriori costi di mantenimento non più sostenibili.
Secondo la Cia, occorrono cambiamenti profondi nella gestione del settore che salvaguardino gli allevamenti sani con provvedimenti differenziati, consentendo a quelli accreditati di poter continuare a operare con deroghe controllate atte a consentire la macellazione dei capi prodotti. Una politica severa e rigida nei confronti di chi non riesce a gestire gli allevamenti rispettando le normative in materia sanitaria, con controlli sui capi bradi.
Comunque, per uscire dalla crisi -conclude la Cia- è fondamentale un’azione coordinata che veda coinvolte le rappresentanze degli agricoltori.

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