Istat: il rialzo delle vendite alimentari ad agosto "gonfiato" dall'effetto vacanze . Ma le prospettive restano nere

25/ott/2011 12.09.55 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: il rialzo delle vendite alimentari ad agosto “gonfiato” dall’effetto vacanze. Ma le prospettive restano nere
 
Secondo la Cia, si tratta di un risultato certo non sufficiente a invertire la tendenza negativa dei consumi nell'anno. Anche perché a settembre l’aumento dell’Iva di un punto percentuale ha già cominciato a pesare sugli acquisti per la tavola.  
 
        Ad agosto le vendite di prodotti alimentari tornano al segno più, con un incremento dello 0,3 per cento sul mese precedente e dell’1,6 per cento sullo stesso periodo del 2010. Si tratta di un primo segnale incoraggiante, ma certo non sufficiente a invertire la tendenza fortemente negativa dei consumi delle famiglie nel 2011. Sia perché il risultato positivo di agosto è “gonfiato” dall’“effetto vacanze”, sia perché a settembre l’aumento dell’Iva di un punto percentuale ha già iniziato a esplicare i suoi effetti sui consumi, accrescendo il rischio di un ulteriore calo dell’1,5 per cento della spesa alimentare. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati sul commercio al dettaglio diffusi oggi dall’Istat.
        Nonostante le difficoltà economiche e la diminuzione degli acquisti in quantità e qualità -spiega la Cia- gli italiani non rinunciano a “godersi” le vacanze. Il periodo di ferie, dunque, è l’unico momento in cui le famiglie si concedono qualche compera in più, stando meno attenti a risparmiare. Senza contare il budget per il classico pranzo di Ferragosto, per il quale quest’anno si sono spesi circa 600 milioni di euro. Una cifra che ha contribuito a trascinare in su le vendite alimentari del mese, regalando una boccata d’ossigeno a quasi tutte le tipologie commerciali. Ad agosto, infatti, escludendo solo i piccoli negozi di quartiere (che restano a meno 0,3 per cento), è andata bene a tutta la Gdo (più 2,6 per cento), in particolare ai discount (più 3,5 per cento).
        Tutto questo, però, non basta a rilanciare i consumi -osserva la Cia-. La situazione è piatta, stagnante, come dimostrano anche i dati sulle vendite alimentari al dettaglio nei primi otto mesi del 2011, ferme al più 0,1 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma la “cura dimagrante” al carrello della spesa è evidente anche guardando la domanda domestica nei primi sei mesi del 2011: il pane crolla dell’8,5 per cento e il pesce del 4,8 per cento; la domanda di carne rossa scende del 3,2 per cento e quella di frutta del 2,7 per cento. Non si salva neppure la pasta, che subisce una flessione dell’1,6 per cento.
        Per tutti questi motivi -conclude la Cia- le prospettive restano per noi fortemente negative. Senza contare che ora l’aumento dell’Iva dal 20 al 21 per cento rischia di dare il colpo di grazia ai consumi e, quindi, alle famiglie italiane.

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