Inflazione: prezzi "bollenti" a ottobre, "l'effetto Iva" si abbatte anche sugli alimentari

Inflazione: prezzi "bollenti" a ottobre, "l'effetto Iva" si abbatte anche sugli alimentari Secondo la Cia, così si deprime ulteriormente la domanda di cibo e bevande, già ferma al palo da più di un anno.

Persone Giuseppe Politi, Iva
Organizzazioni ISTAT, CIA
Argomenti economia, alimenti, commercio

31/ott/2011 12.55.48 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: prezzi “bollenti” a ottobre, “l’effetto Iva” si abbatte anche sugli alimentari
 
Secondo la Cia, così si deprime ulteriormente la domanda di cibo e bevande, già ferma al palo da più di un anno. Il presidente Politi: per colpa di provvedimenti come questo, si rischia di allontanare ancora di più la ripresa economica.
 
        L’aumento dell’Iva fa schizzare l’inflazione a ottobre, che sale a quota 3,4 per cento toccando i massimi da ottobre 2008. Colpiti tutti i beni e servizi, anche quelli che non sono direttamente coinvolti dall’incremento dell’imposta. Se il carburante cresce, inevitabilmente questo rialzo si riversa a cascata su tutti i beni che vengono trasportati, quindi anche su quelli che mantengono l’Iva al 4 per cento. Come la stragrande maggioranza dei prodotti alimentari. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat.
          E infatti la conseguenza immediata del nuovo “boom” della benzina, che a ottobre arriva al 17,8 per cento (dal 16,3 per cento di settembre) -spiega la Cia- è l’aumento dei listini al supermercato. I prezzi dei prodotti lavorati crescono dello 0,3 per cento sul piano congiunturale e del 5,2 per cento su quello annuale, mentre i prodotti freschi aumentano dello 0,7 per cento su base mensile e dell’1,2 per cento rispetto a settembre. Tra l’altro, a subire incrementi importanti sono anche prodotti di prima necessità come pane e pasta (per entrambi più 0,3 per cento congiunturale e, rispettivamente, più 2,8 per cento e più 1,3 per cento rispetto a ottobre 2010), formaggi e latticini (più 0,3 per cento su settembre e più 5,2 per cento sull’anno) e carne rossa (più 0,5 per cento congiunturale e più 2,5 per cento in termini tendenziali).
        “Si tratta di un vero e proprio salasso per i consumatori, già alle prese con il calo del potere d’acquisto e mille difficoltà economiche -evidenzia il presidente della Cia, Giuseppe Politi-. L’aumento dell’Iva di un punto percentuale non è una soluzione alla crisi, anzi allontana la ripresa. Noi lo denunciamo da tempo. Ora c’è il concreto rischio che questo rialzo possa tradursi in un ulteriore calo dell’1,5 per cento dei consumi alimentari, già fermi al palo da più di un anno”. Senza contare le conseguenze per vino e spumanti, caffè, bevande gassate e succhi di frutta che invece sono coinvolti direttamente dall’aumento dell’Iva e per i quali, aggiunge Politi, “gli italiani dovranno ‘sborsare’ complessivamente tra i 25 e i 30 milioni di euro in più”.
        “Il Paese corre il pericolo di pagare un conto pesantissimo. L’aumento dell’Iva non è un buon viatico. Per colpa di provvedimenti come questo -conclude il presidente della Cia- la manovra rischia di produrre un effetto contrario a quello che tutti auspicano: la recessione”.   

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