Consumi: lo stallo investe soprattutto la tavola. Le famiglie italiane riducono quantità e qualità

Consumi: lo stallo investe soprattutto la tavola.

Organizzazioni Confcommercio, CIA
Argomenti commercio, economia, alimenti

04/nov/2011 13.15.02 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Consumi: lo stallo investe soprattutto la tavola. Le famiglie riducono quantità e qualità  
 
La Cia commenta i dati dell’Icc di Confcommercio: per colpa della crisi e delle difficoltà economiche, i consumatori “svuotano” le buste della spesa e comprano meno pasta, carne e frutta. Non solo. Cresce la quota di italiani che passa al discount e va a caccia di sconti e offerte. 
 
        Lo stallo dei consumi investe soprattutto gli alimentari. Sono in costante aumento le famiglie italiane che, alle prese con il “caro-vita” e con gli effetti della crisi economica sul portafoglio, sono costrette a risparmiare sugli acquisti al supermercato. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito ai dati diffusi oggi da Confcommercio.
        A settembre l’Indicatore dei consumi (Icc) evidenzia sul fronte cibo e bevande un calo in quantità del 2,2 per cento a livello tendenziale e dello 0,4 per cento rispetto ad agosto -osserva la Cia-. Vuol dire che gli italiani spendono sempre di meno per la tavola, modificando dieta e abitudini alimentari.
        Una tendenza confermata anche dai risultati di una nostra recente indagine sul territorio nazionale -continua la Cia- secondo cui dall’inizio dell’anno ben il 35 per cento delle famiglie italiane (7,7 milioni) ha dovuto “svuotare” il carrello della spesa, riducendo dosi e quantità acquistate. E i “tagli” alla tavola non hanno riguardano soltanto il superfluo, ma hanno coinvolto anche tutti quei prodotti di prima necessità che sono alla base della dieta mediterranea. Infatti, il 41,4 per cento degli intervistati ha detto di aver diminuito gli acquisti di frutta e verdura, il 37 per cento quelli di pane e pasta e il 38,5 per cento quelli di carne rossa e pesce.
        Ma non basta. Complice la perdita di potere d’acquisto e la ripresa dell’inflazione -sottolinea la Cia- il 34 per cento delle famiglie del Belpaese (7,4 milioni) ha dichiarato di optare per prodotti “low-cost” o di qualità inferiore, mentre il 30 per cento (6,6 milioni) ha ammesso di rivolgersi ormai quasi esclusivamente ai discount, ricercando tout-court sconti e promozioni commerciali.
        Per tutti questi motivi -conclude la Cia- le prospettive restano a nostro avviso assolutamente negative. Senza contare che ora l’aumento dell’Iva dal 20 al 21 per cento rischia di dare il colpo di grazia ai consumi e, quindi, alle famiglie italiane.
 

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