Istat: le vendite alimentari restano ferme. Ora si spera nel Natale

Istat: le vendite alimentari restano ferme.

Luoghi Isola di Santo Stefano
Organizzazioni ISTAT, CIA
Argomenti commercio, economia

25/nov/2011 12.22.17 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: le vendite alimentari restano ferme. Ora si spera nel Natale
 
Secondo la Cia, gli italiani continuano a risparmiare al supermercato, preferendo discount e promozioni “low-cost”. Per ridare fiato ai consumi si aspettano le prossime vacanze natalizie: secondo le prime stime della Confederazione, infatti, 9 italiani su 10 taglieranno su regali e viaggi, ma non sul cenone.   
 
        A settembre le vendite al dettaglio di prodotti alimentari crescono dello 0,7 per cento su base annua ma calano dello 0,2 per cento rispetto ad agosto, segno che cominciano a manifestarsi i primi effetti dell’aumento dell’Iva anche sui consumi di cibo e bevande. D’altra parte, il segno più a livello tendenziale certo non basta a invertire la tendenza negativa sul fronte degli acquisti delle famiglie. Come evidenzia perfettamente il dato sulle vendite alimentari relativo ai primi nove mesi del 2011, che fa registrare un misero più 0,1 per cento e dimostra - se ancora ce ne fosse bisogno - l’andamento piatto e stagnante dei consumi degli italiani. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando il rapporto sul commercio al dettaglio diffuso oggi dall’Istat.
        E’ più di un anno che la domanda domestica degli italiani resta ferma. Gli italiani scelgono di risparmiare dove possibile, anche sulla tavola, complice la perdita di potere d’acquisto e la ripresa dell’inflazione. Secondo una recente indagine della Cia, infatti, il 34 per cento delle famiglie del Belpaese (7,4 milioni) dichiara di optare ormai per prodotti “low-cost” o di qualità inferiore, mentre il 30 per cento (6,6 milioni) ammette di rivolgersi quasi esclusivamente ai discount, ricercando tout-court sconti e promozioni commerciali.
        Una scelta che viene confermata anche dai dati dell’Istat sulle tipologie di esercizio commerciale. A settembre -ricorda la Cia- le vendite di prodotti alimentari vanno bene solo nella Gdo (più 2,1 per cento) e soprattutto negli hard-discount (più 2,9 per cento), mentre crollano completamente gli acquisti nelle botteghe di quartiere e nei negozi di piccole superfici (meno 1,9 per cento).
        L’unica speranza di ridare un po’ di fiato ai consumi alimentari arriva dalle vacanze di Natale. Secondo le prime previsioni della Cia, non ci saranno crolli a tavola, anzi. Ben nove italiani su dieci non taglieranno il budget alimentare per il cenone della vigilia e per il  pranzo del 25 dicembre e di Santo Stefano, preferendo risparmiare su regali e viaggi piuttosto che rinunciare alle tradizioni enogastronomiche.     

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