Vino: il record dell'export trascina il settore, ma i consumi nazionali restano al palo. Nel mondo una bottiglia su cinque è "made in Italy"

05/dic/2011 14.58.22 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Vino: il record dell’export trascina il settore, ma i consumi nazionali restano al palo. Nel mondo una bottiglia su cinque è “made in Italy”

Dopo il “boom” del 2010, nei primi sei mesi dell’anno le vendite all’estero di vino tricolore aumentano del 16 per cento. In Italia invece si beve meno, ma vince la qualità. I dati della Cia in occasione del V Forum nazionale.

Una bottiglia su cinque nel mondo “parla” italiano. Il vino tricolore mette a segno anche quest’anno performance eccezionali sui mercati oltreconfine. Se il 2010 si era già chiuso con un incremento dell’11 per cento, il 2011 fa sperare in un’annata ancora migliore. Solo nei primi sei mesi dell’anno le esportazioni hanno segnato un rialzo “stellare” del 16 per cento a livello tendenziale. Riconfermando da un lato il primato dell’Italia per quantità di vino esportato nel mondo e sancendo, dall’altro, un risultato tutto nuovo: per la prima volta le bottiglie nazionali consumate all’estero hanno superato quelle che restano in patria. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in occasione dal V Forum nazionale del settore vitivinicolo di Rimini.

A gradire più di tutti il nostro vino sono gli Stati Uniti, che si confermano i nostri clienti più “affezionati”, seguiti da Germania, Svizzera e Inghilterra. Solo nei primi sei mesi dell’anno l’import tricolore è cresciuto del 18 per cento: nel mercato Usa i nostri competitor francesi si devono accontentare invece di una quantità pari ad appena un terzo delle bottiglie italiane. Anche i paesi comunitari dimostrano di apprezzare sempre di più il vino “made in Italy”, facendo registrare una crescita complessiva del 17 per cento degli acquisti nel primo semestre. Buone notizie anche dalle economie emergenti: l’export diretto alla Cina, dopo il sensazionale aumento del 145 per cento nel 2010, cresce nella prima metà dell’anno dell’85 per cento, raddoppiando gli introiti; mentre la Russia fa registrare un più 25 per cento.

Quello del vino italiano -continua la Cia- è un successo planetario in ascesa, che quest’anno registra un traguardo nuovo, con più della metà delle bottiglie destinate a varcare i confini nazionali entro fine anno: dei 40,3 milioni di ettolitri che rappresentano la produzione complessiva del 2011, con buona probabilità almeno 23 milioni entro fine anno saranno consumati all’estero. Stando al dato degli 11 milioni di ettolitri che da gennaio a giugno hanno “espatriato”, infatti, è facile prevedere che a fine 2011 verrà acquistato più vino italiano all’estero che entro i confini nazionali.

Mentre le etichette italiane fanno incetta di consensi oltreconfine -spiega la Cia-, in patria i consumi diminuiscono di un ulteriore 1 per cento, una flessione debole, che però conferma una tendenza al ribasso che va avanti da anni e che ha visto calare il consumo pro capite di 12 litri negli ultimi 15 anni, passando da 55 a 43 litri. In compenso, gli italiani stanno affinando i propri gusti, dimostrando di ricercare sempre più la qualità: le uniche bottiglie a fare un passo avanti da gennaio a giugno, infatti, sono quelle certificate, in particolare le Dop, che registrano un aumento dell’1 per cento in volume e del 2 per cento in valore. Proprio il contrario di ciò che succede oltreconfine, dove i vini italiani che migliorano, e di molto, le proprie performance sono i vini sfusi, che impennano le vendite del 34 per cento.

 
 
 
 

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