Operazione Guardia di Finanza: una grande truffa che danneggia consumatori e produttori biologici

06/dic/2011 12.39.04 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Operazione Guardia di Finanza: una grande truffa che danneggia consumatori e produttori biologici
 
La Cia ribadisce l’esigenza che occorre fare di più nell’organizzazione delle filiere, nella tracciabilità degli scambi commerciali, nella gestione dei controlli che troppo spesso si fermano alle aziende agricole e non seguono il prodotto fino alla distribuzione. E’ indispensabile rafforzare in Italia un sistema dei controlli.
 
Una grande truffa che danneggia i consumatori alla ricerca dei prodotti di qualità, rischia di creare ulteriore sfiducia nei cittadini sulla trasparenza dei mercati e penalizza pesantemente i tanti produttori biologici seri che con impegno operano per fornire prodotti di pregio e migliorare l’ambiente. E’ quanto sostenuto dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito al maxi-sequestro di 700 mila tonnellate di prodotti biologici e dell’arresto di sei persone in seguito ad un’approfondita indagine della Guarda di Finanza. Un’indagine che mette in luce, se i fatti ipotizzati dovessero, come sembra, corrispondere a verità, l’attività di una vera e propria associazione criminale operante nel settore della commercializzazione dei prodotti biologici.
La Cia rileva che le derrate sequestrate -principalmente frumento, soia, favino, farine e frutta secca- sono prodotti d’importazione destinati in gran parte per l’alimentazione del bestiame nelle aziende biologiche.
La Guardia di Finanza, anche in collaborazione con le strutture italiane di controllo, ha avviato questa indagine da oltre un anno, dopo accertamenti fiscali a una piccola azienda agricola. Questa a sua insaputa -ricorda la Cia- risultava aver venduto rilevanti quantità di merci ad un grossista: in realtà si trattava di un colossale giro di false fatturazioni.
Per questo motivo la Cia ribadisce l’esigenza della massima determinazione nel portare al termine l’indagine, in modo da dare i giusti contorni a tutta la vicenda.
Ma occorre anche fare di più -sottolinea la Cia- nell’organizzazione delle filiere, nella tracciabilità degli scambi commerciali, nella gestione dei controlli che troppo spesso si fermano alle aziende agricole e non seguono il prodotto fino alla distribuzione.
La Cia è da tempo impegnata perché si rafforzi in Italia un sistema dei controlli, affidabile, fondato sull’efficacia e sulla massima semplificazione possibile. Spesso invece sembra che il sistema funzioni esattamente alla rovescia con duplicazioni, assenza di coordinamento, frammentazione degli organismi, scarsa professionalità insieme a tanta burocrazia inutile.
E’ necessario agire subito per qualificare l’azione degli organismi di certificazione, rafforzare il sistema di accreditamento e finalizzare meglio l’azione di vigilanza pubblica. Ognuno -ribadisce la Cia- deve fare il suo compito in un sistema ben programmato ed efficacemente informatizzato. Proprio su quest’ultimo aspetto dobbiamo lamentare, invece, forti ritardi da parte degli uffici ministeriali.
La qualità alimentare “made in Italy” -conclude la Cia- deve assicurare benessere ai cittadini consumatori e reddito agli agricoltori. E’ una vera leva per la crescita e la rinascita del nostro paese. Per questo occorre operare con fermezza e tempestività.
 

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